Raimondo Bucher (12)
La vita, le imprese, le invenzioni e gli articoli del Comandante Raimondo Bucher
LE MERAVIGLIE DEL MARE NELLA VITA STRAORDINARIA DI RAIMONDO BUCHER
Primo piano su Raimondo Bucher, on line sul canale di Rai.tv, “1 su mille”. La vita di Bucher, capostipite della subacquea moderna, eroe di guerra e primatista di immersione in apnea, è narrata con filmati e fotografie inediti anche attraverso le testimonianze della moglie Luciana Civico, che con lui ha condiviso vita privata e primati sportivi, e del giornalista di Mondo Sommerso, Antonio Soccol. Con la biografia di Raimondo Bucher, raccontata attraverso 60 anni di vita e di immersioni straordinarie, si arricchisce l’offerta di “1 su mille”. Il canale di Rai.tv è dedicato ai personaggi che hanno segnato la storia del nostro tempo e realizzato attraverso filmati originali delle Teche Rai, rielaborati ed arricchiti da interviste esclusive di grandi giornalisti e narratori di oggi.
le interviste di Simonetta D'Acunzo Pistoia (RadioRai) al Comandante Raimondo Bucher e sua moglie Luciana Civico.inoltre l'intervista al Presidente Bruno Galli del luglio 2004 a RadioRai
I files sono in formato mp3 ascoltabili in streaming con il lettore cliccando l'apposito tasto.
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IL CURRICULUM VITAE
DEL
COMANDANTE RAIMONDO BUCHER
ATTIVITA' MILITARI |
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attività di volo
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30 anni Ufficiale Pilota da Caccia - Istruttore Volo Acrobatico |
| Comandante Pattuglia Acrobastica (IV stormo Francesco Baracca) | |
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Decorazioni Militari
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Promozione per meriti di Guerra |
| Medaglie argento e bronzo | |
| croce di Guerra al Merito | |
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Onoreficenza Civile
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Cavaliere Ufficiale |
ATTIVITA' SPORTIVE |
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Roccia
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Apertura nuova via Est Thurwieser 1938 |
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Sci
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3 volte campione Italiano dell'Aereonautica - varie competizioni internazionali |
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Nuoto e Pallanuoto
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varie competizioni internazionali nella nazionale austriaca (1929) |
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vela
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varie competizioni veliche |
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Subacquea
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Inizio attività nel 1937 |
| record mondiale di apnea 1950 -30,00 metri | |
| record mondiale di apnea 1952 -39,00 metri | |
| record non omologato di apnea 1954 -44,00 metri | |
| Campione Italiano di Caccia subacquea nel 1951 e 1952 | |
| Corso e brevetto di salvamento | |
| Immersioni profonde: dal 1962 oltre 3000 immersioni (considerate solo quelle tra gli 85 ed i 115 metri) con ARA | |
| Studio ed osservazioni sul comportamento fisiologico dell'uomo in immersioni profonde con ARA | |
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Giornalismo
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Servizi giornalistici e Fotografici sui più importanti giornali e riviste italiane ed estere |
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Foto
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dal 1943 progetti e realizzazioni di varie custodie subacquee professionali per apparecchi Fotocine |
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Cinematografia
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Premio Napoli per la Fotografia subacquea a colori nel 1953 |
| Ideato e realizzato il film SESTO CONTINENTE nel 1952 (festival di venezia) | |
| documentari subacquei vari a colori in cinemascope | |
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Realizzazioni tecniche
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primo aliante subacqueo per ricognizioni archeologiche e ricerche geologiche nel 1955 |
| prima realizzazione mondiale della propulsione a razzo subacquea nel 1956 | |
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Archeologia
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Scoperta, studio e documentazione aerea e subacquea della citta romana sommersa di BAIA nel 1956 |
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Speleologia
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Esplorazione del percorso sotterraneo del fiume Busento nel 1952 |
| Scoperta, esplorazione e studio delle grotte sommerse delle Isole di Capri nel 1956 | |
| Scoperta, esplorazione e studio delle grotte del Bue Marino in Sardegna nel 1958 | |
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Ecologia
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Campagna sperimentale e ricerche ecologiche e tecnologiche sul corallo rosso patrocinate dal Ministero della Marina Mercantile con la cooperazione del Laboratorio Centrale di Idrobiologia di Napoli e con la collaborazione della Marina Militare con l'intervento della nave speciale Proteo con immersioni effettuate oltre i 70 metri con ARA nel 1956
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| Prime proposte per l'istituzione dei Parchi Nazionali Sottomarini nel 1958 | |
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Ispezione relitti
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a seguito della rinuncia della nave della Marina Militare Proteo (per eccessiva profondità e pericolosità -98,00 metri) incaricato dal tribunale di cagliari di ispezionare il relitto della nave FUSINA nel 1972 ed eseguire una dettagliata descrizione e documentazione Fotografica. 20 immersioni sul relitto
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| Immersione a -81 metri sul relitto del Kearchos nel 1995 detta la "nave dei veleni". Effettuate riprese video sul relitto | |
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Conferenze
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Accademia dei Lincei - Deutschen Musem di Monaco - Dante Alighieri - Panathlon - Rotary - Lyons - Circoli - Università - Scuole |
| Dibattiti ed interviste radiofoniche e televisive | |
| partecipazione e premiazione al trentennale della Federazione Italiana attività Subacquee | |
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Libri
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I segreti del mare |
| l'immersione subacquea | |
| le grand livre de la peche | |
| una vita in fondo al mare (vincitore XIX concorso letterario CONI) | |
| la mia vita tra terra cielo e mare | |
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Onorificienze
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Medaglia d'Oro al Valore Atletico |
| Medaglia d'Oro del Panathlon | |
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Premi
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Tridente d'Oro di Ustica 1960 |
PREMI ed ONORIFICIENZE |
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| Cittadino onorario di Ustica | |
| Membro fondatore dell'Accademia Internazionale di scienze e Tecniche subacquee | |
| Socio onorario dell'Istituto Ecologico Internazionale | |
| Socio Onorario dell'Associazione Marevivo | |
| Brevetto Honoris Causa 3 stelle CMAS 1986 | |
| Scoiattolo d'Oro di Cortina | |
| Premio Internazionale Uomini del Mare 1989 | |
| Stella d'Oro al merito sportivo 1992 | |
| Platinum 5000 nel 1994 | |
| Socio Onorario di Historical Diving Society dal 1994 | |
| Premio Internazionale "una vita per il mare" 1996 | |
| Premio nazionale "peschereccio d'Oro" 1996 | |
| Annual award - the Historical Diving Society italia 1997 | |
| I' trofeo Nino Lamboglia - Archeosub BAIA 1998 | |
| Cippo Marmoreo - anno zero le nuove riserve - Raimondo Bucher - Ventotene 1999 | |
| Moby Dik - una vita per il mare - Ventotene 1999 | |
| trofeo Convegno Internazionale Archeosub - Palermo 2001 | |
| Orizzonti Mediterranei - Palermo 2001 | |
| Stelle di mare (delfino) Marevivo - Roma 2002 | |
| Targa "Baia Sommersa" - Baia 2002 | |
| Targa Federazione Italiana Attività Subacquee - Trentennale FIAS - Arezzo 2002 | |
| Orizzonti Mediterranei - Palermo 2002 | |
| Medaglia del Presidente della Provincia di Palermo 2002 | |
| Brevetto internazionale Istruttore 3 stelle CMAS | |
| Targa televisione Giapponese 2003 | |
| Presidente Onorario Ecosphere 2004 | |
| Targa città "Margherita di Savoia" 2004 | |
| Premio Nereidi - Positano 2004 | |
| Targa "Natura e Arte" - Cervara di Roma 2004 | |
| Socio Onorario "Amici del Blu" - Parabiago | |
| targa "amici del blu" - parabiago 2004 | |
| Delfino d'oro "Sub delphinus" - Ravenna 2004 | |
| Premio Artiglio Europa "una vita per la subacqeua" - Viareggio 2005 | |
| Premio "Pagine di Mare" - Trovaianica 2005 | |
| …… molti altri | |
DETTI FAMOSI |
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| Sott'acqua non è la profondità che uccide. Uccide l'ignoranza, l'arroganza e la presunzione | |
| Sott'acqua non si va con i muscoli ma con il cervello | |
| Chi ha bisogno del GAV è come chi non sa nuotare ed ha bisogno del salvagente | |
| i parchi per l'uomo … non contro l'uomo | |
Le imprese di Raimondo Bucher in un filmato registrato durante la visita del Comandante al trentennale della Federazione Italiana Attività Subacquee che si è svolto nell'ottobre 2003 ad Arezzo.
Oltre alle riprese del primo record di Apnea anche le immagini dal film di Folco Quilici "VI Continente" commentate in presa diretta da Raimondo Bucher.
Il filmato è presente anche nella galleria foto & video
MONDO SOMMERSO - maggio 1969
LE CARTE IN TAVOLA DI BUCHER
di Raimondo Bucher
Raimondo Bucher l'abbiamo incontrato recentemente al Salone di Genova. I soliti « come stai », « cosa -fai » e poi — prima di parlare di barche — qualche domanda sull'attuale momento subacqueo. "Sarei un po' polemico" dice. Ma, se la polemica ha un fondamento e una paternità, non spaventa la rivista. Da qui un invito e l'invio di queste « carte in tavola » di Bucher
E' molto utile - a mio avviso - il colloquio più intensificato sui vari problemi subacquei che si riapre puntualmente sulla nostra rivista a primavera. Coincide con l'inizio della stagione buona per gli sport subacquei e con l'avvio degli esperimenti annuali per la conquista delle profondità.
Cousteau è già nelle acque di Ceylon per farvi cinema ed altro. Gli uomini di Link si trovano alle Bahamas per provare il piccolo sottomarino da grandi profondità. I corallari italiani si apprestano ad iniziare la loro caccia all'oro rosso. Milioni di subacquei si equipaggiano per la loro stagione di pesca. Gli industriali presentano e vantano le loro novità. Qualche congresso medico da una incipriatina al tutto.
V'è un aspetto deficitario in questo colloquio. Sempre più numerosi diventano i subacquei - amatori e non -, aumentano, di conseguenza, gli incidenti da immersione, spesso letali. Non è possibile definire con estrema esattezza l'ampiezza di questo aspetto drammatico del fenomeno perché mancano dati, statistiche, studi e un controllo puntuale della situazione.
Il consiglio che ha sempre avuto il sopravvento, ogni qualvolta ci si è accinti ad affrontare questo problema, è stato quello di non parlarne. Perché - si dice - allarmare la gente, invogliare qualche deficiente a legiferare a vanvera, ad emanare disposizioni di ordine pubblico che non servirebbero ad evitare guai ma, soltanto; a renderci difficile la vita.
Ed è, invece, meglio vederli da vicino questi problemi per tentare di approfondirli e, nella linea del possibile, risolverli con cognizione di causa.
A questo punto, viene spontanea la domanda se questa attività subacquea sia, dunque, tanto pericolosa e quali sono le cause e i rimedi di tanti incidenti che annualmente vengono lamentati.
Stabiliamo, anzitutto, che, pur essendo ovvio, un fattore spesso non viene valutato nella sua giusta misura: lo sport subacqueo è esercitato in un ambiente dove la presenza dell'uomo, visto sotto ogni profilo, si presenta negativamente. Anche se, come certe ipotesi scientifiche usano sostenere, i nostri antenati sarebbero proprio usciti dall'acqua.
Da milioni di anni, il nostro organismo si è allontanato da questo elemento, ne ha perduto ogni dimestichezza e ha eretto un'invalicabile barriera: il terrore dell'abisso liquido e della morte.
Solo nei tempi più recenti, si è tornati a volere riscoprire questa parte del globo, i tré quarti del tutto, e in pochi anni si sono fatti passi notevoli.
Questa corsa, però, è stata rapida, non vi è stato il tempo sufficiente per assimilare la novità della prospettiva che sconvolge e modifica cosi radicalmente le nostre abitudini, la nostra sensibilità e la nostra condizione psico-fisica dell'esistenza terrestre.
Solo attraverso un minuzioso e particolareggiato adattamento, si svilupperanno in noi le condizioni indispensabili per poter affrontare con il minimo rischio questa attività tanto diversa dalle consuete. Dovrà svilupparsi in noi una nuova mentalità, la mentalità subacquea. Il nostro fisico è esposto a violente variazioni di sforzi, di temperature e di pressione e solo lentamente, con costante, continuo allenamento ci si potrà adattare abbastanza bene.
Anche il progresso tecnico ha bruciato le tappe: in quindici anni si è fatto nell'immersione a corpo libero un salto dai dieci ai trenta metri, mentre in questi giorni ci siamo avvicinati ai sessantacinque.
E', quindi, chiaro che la massa non ha potuto seguire il passo, non vi è stata la possibilità per lo sportivo della domenica di aggiornarsi, di maturarsi, di apprendere ed assimilare a fondo; a parte il fatto che, anche da un punto di vista fisiologico, si può ipotizzare che non vi sia stato un allenamento adeguato.
L'impiego degli apparechi di respirazione ha sollecitato ancora di più gli eventi. Nel 1947 si provavano in Italia i primi rudimentali apparecchi ad aria, mentre attualmente si superano i 100 metri e addirittura si lavora molto al di sotto di questa quota. L'immersione in apnea è rimasta un'impresa sportiva nel puro termine atletico, col solo ausilio dei muscoli e dei polmoni.
L'immersione con gli apparecchi ci ha posto dinanzi problemi molto gravi, di cui, ancora oggi, si sa poco o che sono (del tutto sconosciuti). Questa premessa apparentemente ovvia serve per mettere in evidenza la prima causa che provoca tanti incidenti e per individuarne una seconda che, a nostro parere, è ben più grave.
Ci sono stati i pionieri dello sport subacqueo che, in tempi particolarmente felici (data l'abbondanza della fauna) scendevano a 10 metri e compivano imprese per le quali erano già considerati dei campioni, abbondantemente premiati dai pingui carnieri di allora.
La fauna, però, diminuiva ben presto e non certo per le prestazioni atletiche di quegli sportivi, ma per ragioni ben più vaste e complesse. Si doveva scendere sempre più in basso, ci si doveva sempre più aggiornare sulle nuove tecniche di immersione. Pochi, diremmo pochissimi, sono stati in grado di seguire il passo e ben presto questi « ex » si sono visti superare e scavalcare. Ma non si sono arresi, nessun ammonitore scricchiolio delle articolazioni, ne la lancetta della bilancia in progressivo e costante aumento, ne la sconcertante ignoranza in campo tecnico (a parte l'assoluta mancanza di esperienza specifica riferita alle nuove esigenze) hanno potuto far breccia in tanta incrollabile passione e fede sportiva. Questi « ex » si sono saldamente insinuati in posizioni di responsabilità e si sono eretti ad arbitri, giudici, ma quel che è peggio, a professori. Sentirli sentenziare fa rizzare i capelli. A parole, sono sempre i più esperti sommozzatori sulla piazza, anche se, in tanti anni, non sono mai usciti dal ritmo delle immersioni domenicali e di qualche vacanza al mare. Tragicamente è onnipresente l'ignoranza che, in questi casi, è strettamente collegata con la malafede. Si raccontano molte trottole; tanto è difficile controllarle! Qualcuno assicura che a 100 metri si sente tranquillo come nel suo letto e a 70 metri ha l'impressione di avere le pinne fuori dell'acqua.
Ma, ahimè, il fisico porta i segni incancellabili di innumerevoli incidenti. Forse è una interpretazione più aggiornata della vita moderna, come dire che per essere un vero asso del volante bisogna avere ucciso qualche innocente pedone o o perlomeno avere sfasciato qualche decina di automobili.
Un tale che sapeva tutto sulla meccanica degli erogatori ne criticava qualcuno perché «dava troppa aria»!
Il neofita viene stranamente attratto da questa corrente eroica, poiché fa sempre colpo atteggiarsi a soggetto di tanto ardire. Abbiamo addirittura udito un istruttore dire in piscina ad un gruppo di allievi : « Non è un vero campione chi non ha fatto almeno un'embolia... ».
Siamo a cavallo tra due ere, quella dei vecchi che con tanta forza rimangono aggrappati ad una mediocrità sorretta da qualche effimera gloria e le nuove leve che escono da scuole dove, quasi sempre, sono stati preparati seriamente con precisa tecnica.
In molte di queste scuole, però, operano ancora troppi «ex» che non hanno mai voluto scendere dal loro piedistallo per aggiornarsi e imparare prima di insegnare. In questo settore, nell'insegnamento ufficiale cioè, sono state fatte cose egregie, è stata data la dirczione e la organizzazione in mano ad un uomo che ha passato la vita sottacqua, tutti i giorni e qualche volta anche la notte, e non solo di domenica:
.... Duilio Marcante.
Ma facciamo attenzione e poniamo ogni cosa al suo giusto livello. Un giorno, un signore ci chiese di scendere sott'acqua con noi, il fondale era notevole, oltre gli 80 metri. Alla domanda di quale preparazione avesse, ci rispose : « Ho il brevetto dei sommozzatori della FIPS ».
Questo esempio, da solo, illustra bene uno stato di cose. Troppo facilmente un pozzetto di carta può contribuire a far sopravvalutare una esperienza inesistente. Ci vogliono molti anni prima di acquisire un'esperienza completa e concreta; ci vogliono, soprattutto, una seria maturazione psicologica, una conoscenza particolareggiata di tutto ciò che potrà accadere; ed occorre anche carattere, autocontrollo e molta onestà verso sé stessi e gli altri.
Non accettate consigli ed insegnamenti dai cosiddetti « cannibali della domenica » ! Meglio applicare una modesta conoscenza ed esperienza, con il metro della prudenza, che farsi convincere a imprese le quali inevitabilmente, prima o poi, possono portare a qualche sgradevole sorpresa.
Dovrebbero essere severamente vietate l'organizzazione e l'attività di scuole che non fossero legalmente autorizzate e controllate da enti responsabili. Troppi avventurieri, del tutto impreparati sul piano tecnico, didattico e quindi morale, si trovano lungo le nostre belle coste - e persino nei capoluoghi - ad insegnare cose che non sanno. In casi accertati è risultato che certi tenutari di scuole non sanno neanche nuotare.
Vi sono anche organizzazioni straniere senza ne veste ne responsabilità legale alcuna che non danno, quindi, nessuna garanzia sul loro operato, ma che spadroneggiano ugualmente, seminando non poche vittime. Il neofita non può saperlo anche perché, in genere, l'inganno è ben celato.
Tante invisibili insidie
Ma vi sono ancora tante invisibili insidie, delle quali l'inesperto è spesso vittima innocente. Ciò valga per gli autore spiratori. Mentre esiste una legge che impone un certificato di collaudo alle bombole ad alta pressione, non cosi è per gli erogatori. Infatti, chiunque può - con una lima ed un martello - costruire un cosi delicato strumento (alla perfezione tecnica e meccanica del quale è affidata la vita di un uomo), senza il rischio di incorrere in una qualsiasi sanzione se, poi, tale apparecchio uccide. In ogni attività terrestre l'occhio vigile della legge cerca di salvaguardare l'incolumità del singolo, persino nella fabbricazione di una bicicletta, di una automobile. Per ogni realizzazione meccanica, comunque, occorrono collaudi, controlli e approvazioni. E quanti incidenti per il difettoso funzionamento di un apparecchio subacqueo non controllato preventivamente da un ente responsabile?
Tutto si presenta, all'inesperto, nel luccichio più seducente e con un martellamento di pubblicità, avvalorata da expertise di conoscitori a pagamento. Ma, sottacqua, tutta questa esteriorità si trasforma spesso in una insidiosa trappola. Abbiamo trovato apparecchi poderosamente propagandati che, già al primo impiego, si sono dimostrati inadeguati o pericolosi, bloccandosi a profondità medie. Se vi fosse un controllo serio, quante inutili e pericolose cianfrusaglie scomparirebbero dal mercato!
Certi costruttori raccolgono esperienze ed effettuano modifiche a spese dei clienti, ma se ciò accade con una macchina o una bicicletta il peggio che potrà capitare sarà di fare un tratto di strada a piedi, mentre sottacqua si muore!
Non sussistono dubbi sull'importanza decisiva e la forza di penetrazione che hanno certi mezzi di propaganda - quali la stampa, il cinema, la radio e la televisione - sul condizionamento mentale e sullo sviluppo psicologico della massa, - questi organi sono nelle mani, talvolta, di incompetenti che pretendono di far conoscere ad un più vasto pubblico un mondo, quale quello sottomarino, così ricco di incognite.
Il tutto diviene più drammaticamente nocivo, quando questi inesperti assumono atteggiamenti di competenti e maestri. Ma non si fermano li ! Essi devono suscitare a qualunque costo sensazioni, devono fare il « pezzo » e, in esso, non devono mancare le scoperte, il «visto per la prima volta », « raggiunto per la prima volta » e così via.
Un noto giornalista, accusalo per le grossolane smargiassate da lui scritte, si difese dicendo che al pubblico non si deve riferire ciò che è, ma ciò che desidererebbe che fosse. Per questo giornalista il « pubblico » è composto da una massa di sprovveduti che si possano impunemente prendere per il naso.
In una teletrasmissione si arrivò addirittura a suggerire - « per scendere meglio e più profondamente » - di mettersi addosso una pesante cintura di piombo...
Ci domandiamo meravigliati del perché di tante esagerazioni e dannose fantasticherie
II crollo dei "muri"
Due avvenimenti hanno indubbiamente, marcato con maggiore intensità l'annata sportiva 1966. I record di profondità in apnea superati, in maniera clamorosa, per ben due volte la drammatica conclusione di un tentativo di battere i primato con autorespiratore ad aria.
Sono echeggiate prese di posizione contro questi tentativi, dichiarandoli inutili e pericolosi. Se ci è consentito un parere, diciamo subito che non possiamo nascondere la nostra perplessità nei riguardi di simili affermazioni. Record e primati ci sono sempre stati e sempre ci saranno.
Non sarà la morte di un Donaid Campbell a far sì che record di velocità siano proibiti o, perlomeno, non più tentati. I cosiddetti « muri » che dovevano rappresentare il limite supremo delle possibilità umane, sono sempre miseramente crollati. Il record è il punto d'arrivo in quell'istante; mentre vien stabilito, potenzialmente è già superato da nuove forze incalzanti. E una cosa è senz'altro certa, che essi sono molti utili, sono i pioli di una scala che porta l'uomo alla conquista. Ma non bisogna farci caso, questi « benpensanti » ci son sempre stati e un tempo, quando fummo al centro di identiche critiche, affermammo che eravamo ancora molto lontani dalla meta.
A conferma dell'utilità di queste imprese vogliamo ricordare un fatto, in occasione di un tragico incidente che determinò la morte dell'intero equipaggio del sommergibile « Truculent » affondato a soli 18 metri nel 1950, chiedemmo ad un esperto quali fossero le difficoltà di fuoruscita di uno scafo. Allora non vi fu risposta; oggi, invece, si fuoriesce in apnea da oltre 100 metri e si ha la convinzione di poter effettuare la fuoruscita anche da 200 metri.
A questo punto, il problema trova una sua nuova impostazione. Non si chiederà più se si deve fare, ma bensì, come si deve fare.
Tutto è possibile ma a condizioni particolari. Anzitutto sarà necessario avere una profonda conoscenza delle cose l'organizzazione sarà impostata su basi di esattezza scientifica, sarà bandita ogni forma di empirismo, di pressappochismo ed, infine, sarà curata in modo particolare ogni forma di assistenza e prevenzione per eliminare inutili rischi. Voler strafare, gettarsi allo sbaraglio, tentare a qualunque costo, non è sportivo. Il fisico - come lo spirito - va posto nelle migliori condizioni. Solo così potranno aversi risultata validi e concreti.
La morte di un ragazzo che voleva battere il primato con autorespiratore ad aria accusa e condanna una certa situazione, e riteniamo utile parlarne, sperando che un chiarimento possa in avvenire scongiurare simili leggerezze.
Citiamo un caso che non vuole essere fedelmente rispondente ai fatti, perché questi sfumano come nebbia al sole ed è, quindi, difficile ottenere precise indicazioni.
Un tale, spinto dall'entusiasmo giovanile di voler emergere a qualunque costo, farsi un nome, si sveglia una mattina con l'idea di voler diventare famoso, cioè campione del mondo. Si presenta ad una organizzazione o a chi per essa la quale, a prova ultimata, dovrà occuparsi dell'omologazione del risultato ottenuto. Racconta tante cose - che potrebbero anche essere vere - e viene subito appoggiato.
Pochi giorni prima della prova ufficiale, se ne va con una piccola barchetta a fare un'immersione di allenamento, ma a neanche due terzi della discesa, muore. E' da supporre che questo atleta abbia avuto una certa esperienza di immersioni profonde, ma come è stato accertato? E da chi? Come si può accertare che questa esperienza potesse essere sufficiente? ad una simile impresa? In quali condizioni è stato posto?' perché neanche un banalissimo inconveniente non gli desse altra alternativa che la morte? Un lieve malessere, un guasto meccanico, una distrazione, una inadeguata scelta dell'attrezzatura può anche portare a qualche contrattempo, ma non dovrà mai essere la causa di un simile dramma.
Tanti sono gli accorgimenti per una immediata risalita, anche in, istato di incoscienza, un sistema di respirazione, di soccorso ecc.
Che cosa conosceva la vittima di tutto questo?
Noi invece riteniamo estremamente utile far conoscere le cause di una simile tragedia con l'unico scopo di evitarne altre.
Per pochi soldi una magnifica impresa sportiva viene a essere degenerata in una manifestazione pubblicitaria di certi articoli che alcuni atleti non disdegnano cambiare di volta in volta. Riteniamo che sarebbe una dimostrazione di serietà commerciale se certe ditte si astenessero, nelle prove ufficiali di primati e di competizioni agonistiche, dall'appiccicare il loro nome su ogni centimetro quadro di pelle dell'atleta. Comunque, dovrebbe essere vietato, trattandosi di attività non professionistiche.
Non si può passare sotto silenzio l'attività dei « corallari », quelli cioè che pescano il corallo, immergendosi con apparecchi autonomi. Anche qui luci ed ombre.
E' questo un ambiente sconcertante, promiscuo, paragonabile in certe sue manifestazioni ai più squallidi quadri del Far West. Qui troviamo una ristretta élite di autentici fuoriclasse, tecnicamente e scientificamente all'avanguardia e di buon livello culturale e intellettuale. Si ha, per contro un folto gruppo dal quale traspare, a prima vista, l'origine di senza patria. Questi individui non disdegnano di approfittare di quel che un collega ha trovato con tanto rischio e sacrificio; abbandonare sul fondo un compagno in difficoltà; fare denunce anonime; dispettose azioni della più bassa specie e per qualche ramo di corallo esibirsi in furiosi scontri di pugilato. Si è arrivati, addirittura, all'uso di armi contro un collega con minacce di morte.
Esclusi pochi autentici fuoriclasse, gli altri conoscono il problema dell'immersione solo per averne sentito parlare. I quasi analfabeti, hanno imparato poche nozioni ed è spaventoso vedere con quale tecnica si immergono. E' un gettarsi incosciente allo sbaraglio e le conseguenze sono più che evidenti. Gli incidenti sono molto frequenti: paralisi parziali e totali, svenimenti, dolori muscolari ed articolari, gonfiori diffusi in tutto il corpo e qualche caso di morte.
Qualcuno di questi ha avuto il coraggio di mettersi in cattedra per tenere conferenze, nonostante l'interminabile serie di incidenti che sono la conferma del ... suo poco sapere in questa materia.
Fisicamente mal ridotti si trascinano avanti, incoraggiando con il loro esempio, nuove vittime. Ma, nonostante questa drammatica situazione personale, tali uomini meriterebbero molta attenzione perché continuano le discese e pongono in dubbio, con esse, i principi sui quali si basa la moderna medicina subacquea.
Certo sorprende come la medicina ufficiale abbia ostinatamente ignorato questi soggetti che potrebbero essere le più interessanti cavie.
Non vi è dubbio che anche dagli errori altrui si possono trarre indicazioni e insegnamenti, ma, soprattutto, si potrebbero studiarne le conseguenze.
Durante la stagione nelle acque di Santa Teresa di Gallura si effettuano da 20 a 30 immersioni al giorno oltre gli 80 metri e qualche volta si supera la barriera dei 100. Riteniamo pur sempre valida una simile esperienza anche se ottenuta in maniera poco ortodossa.
I rapporti tra medici e subacquei, almeno sotto questo profilo è del tutto inesistente. Se il gruppo più qualificato di questi uomini di scienza scendesse al livello dei fatti, molte incertezze sarebbero presto eliminate ma soprattutto
si eviterebbero le strane conclusioni alle quali arrivano certi congressi medici e certe « tavole rotonde ».
In molti simposi si è parlato di imporre visite preventive specialistiche. Ma dove, chi le effettua e come si trovano centri veramente organizzati che possono garantire un approfondito esame clinico? Anziché proporre imposizioni, non sarebbe meglio creare prima le basi?
Si è parlato anche di tassare i sub e passare il ricavato alla medicina specializzata.
Oggi chiunque possiede una laurea in medicina si sente autorizzato ad esprimere sentenze nel campo dei problemi della fisiologia in immersione. Quasi tutti i quotidiani e settimanali hanno una rubrica medica e, periodicamente, vi trattano argomenti di carattere sub. Danno consigli!
Generalmente, l'estensore di queste note è un medico generico che di questi problemi altamente specialistici non ha la più pallida informazione, confonde l'aria con l'ossigeno e conosce appena la meccanica di una embolia.
Ad una tavola rotonda, alla TV, abbiamo sentito una frase che ci ha fatto rizzare i capelli.
In genere, si assiste a grande sfoggio di terminologia scientifica, di erudizieni, d'alta cultura. Che, poi, il tutto non sia collegato con la realtà dei fatti, questo non importa.
Sarà certamente utile porre in evidenza la sconcertante incertezza che si manifesta nella compilazione delle tabelle di decompressione. Sappiano che l'applicazione di queste deve essere scrupolosamente osservata e che un errore anche minimo può portare a conseguenze molto gravi.
Errori di pochi minuti possono essere la causa dell'insorgere di fenomeni embolici e viene, quindi, spontaneo chiedersi come sia possibile che tra tabelle e tabelle vi debbano essere differenze di ben 40 minuti.
Forse il subacqueo, prima di scendere, giocherà a bussoletto per scegliere la tabella che dovrà applicare, si intende dopo aver raccomandata l'anima a Dio.
In quattro anni di immersioni profonde, considerando solo quelle compiute oltre gli 80 metri fino ai 100 e più per un totale di oltre 900, non siamo incorsi nel più lieve incidente, non abbiamo conosciuto narcosi, embolia, malessere.!
L'esperienza ci ha insegnato tante cose, ma soprattutto' ad applicare le tabelle con criteri leggermente diversi. Ci rendiamo conto che sarebbe da incoscienti rendere pubblico quanto sopra solamente attraverso molte applicazioni su diversi organismi si potrebbe provare e confermarne l'esattezza. Qui dovrebbe intervenire un'alta coscienza medica collegiale, di cui parlavo prima.
Ma, comunque, una massima ci sia concessa: «Meglio decomprimersi 5 minuti di più che 1 di meno ».
Poniamo termine a questa breve esposizione di fatti e aspetti negativi che sono alla base di tanti, troppi incidenti, con la speranza che certe situazioni siano afirontate con la dovua energia, ma che soprattutto siano severamente condannate certe leggerezze.
I pochi che veramenre sanno, sono sommersi dalla stragrande massa di sapientoni da tavolino e speriamo che presto i fatti smentiscano una frase detta da uno dei più esperti subacquei del mondo: Alberto Novelli, che ebbe a dirci:
« Contro i grafomani e i logorroici non vi è difesa, bisogna lasciarli dire e non serve protestare... ».
RAIMONDO BUCHER
MONDO SOMMERSO - marzo 1971
L'EBBREZZA
di Raimondo Bucher
II tornare su argomenti come l'« ebbreza delle profondità » e la « malattia da decompressione » in corso di immersioni profonde con autorespiratore ad aria compressa, dopo tutto quello che si è fatto e si è scritto in questo ultimo decennio, può sembrare anacronistico e anche, diciamolo pui pretenzioso.
Infatti in questi ultimi anni abbiamo assistito al bruciante succedersi di imprese che sotto il profilo umano tecnologico scientifico hanno del prestigioso.
Dai programmi « Pré-continent » di Cousteau e «man in the Sea» di Link e Snuit, attraverso i tré « Sealab » di Bond, è giunti fino agli impressionanti risultati dei -364 metri raggiunti con l'operazione «Hydra I» di Delauze e Fructus, i quali con il progetto «Hydra II» contano, addirittura di poter raggiungere i -500 metri. Anche con ottimi risultati, nel campo dell'attivi lavorativa a grandi profondità, sono stati ottenuti dal centro di ricerche diretto e Prof. Francesconi, che opera sul lago Albano.
Le moderne tecniche di saturazione con gas inerti e di soggiorno prolungato in iperpressione, hanno dato, insomma, la certezza di possedere ormai gli strumenti atti ad aprire la platea continentale alla esplorazione e al lavoro dell'uomo.
Ovviamente, queste imprese sono rese possibili, oltre che dai progressi tecnologici e dall'impiego di grandi mezzi, anche dai progressi compiuti negli studi su fisiopatologia dell'immersione subacquea.
In utto il mondo gli studiosi che si occupano di questo argomento costituiscono ormai una foltissima e autorevole schiera. Fra tanti, notissimi per l'importanza e la serietà delle loro ricerche: Chouteau, Brauer, Burnett, e i già citati Fructus e Bond, e da Aggazzotti, Molfino, Zannini, Albano, Monatti, Ricci, Odaglia, Pallotta, Chines, soltanto per citare i nomi che per primi mi vengono in mente.
Ho premesso quanto sopra perché per prima cosa, desidero precisare che questo mio articolo non ha la pretesa di inserirsi in tanto fervore di studi e di attività. Tuttavia, nonostante le innumerevoli ricerche, le fondamentali pubblicazioni sulla fìsiopatologia da immersione e nonostante gli impressionanti risultati raggiunti con tecniche a miscele respiratorie tanto diverse da quelle impiegate nella semplice immersione con ARA, ho deciso di portare il mio modesto contributo su questo argomento per una serie di motivi che mi sembrano tutti validi.
Anzitutto, penso che i comuni autorespiratori ad aria compressa, limitatamente alle profondità che sono accessibili con questo mezzo, non possono essere considerati superati e non saranno mai abbandonati. L’economicità e la facilità del loro impiego nel campo del lavoro e dello sport subacqueo in quest'ultimo settore, anzi, si sta assistendo ad un progressivo aumento della loro diffusione.
Inoltre, ho la sensazione che la spinta degli interessi per lo sfruttamento del fondo marino abbia portato, per cosi dire, a bruciare le tappe, a sopravvanzare, cioè, con i tentativi pratici, l'effettiva soluzione di tanti problemi di fisiopatologia dell'immersione; e credo che questi problemi, ancora non del tutto risolti, non siano stati affatto superati dall’impiego di miscele respiratorie diverse dall’aria, e che debbano ripresentarsi seppure a profondità maggiori, sostanzialmente immutati, anche con queste nuove tecniche. Infine, ritengo che i risultati dei tanti autorevoli studi in questo specifico settore, oltreché spesso ancora contradditori, siano troppo confinati in una letteratura specialistica, nei meandri della quale l'orientarsi è privilegio soltanto di pochi.
Su tanti punti di vitale importanza i pareri sono ancora scordi, le ipotesi tante (direi troppe), i tentativi di chiarire e di semplificare le idee pochi, e, invece, coloro che si immergono con gli ARA sono numerosi e tendono ad aumentare ogni giorno di più.
Questo articolo, appunto, va inteso unicamente come un tentativo per chiarire, direi soprattutto a me stesso, la eziopatogenesi di alcune manifestazioni morbose da immersione profonda, a tutti ben note, ma su cui ancora oggi, nonostante i progressi tecnologici e le profondità conquistate, non si è raggiunta una sufficiente univocità di pareri. Perciò, forse, nulla di quanto scriverò, per chi conosca l'argomento, risulterà nuovo.
Esso è il frutto di una « decantazione » operata per anni: su quanto andavo leggendo nella letteratura, sulla mia diretta esperienza di un ventennio di immersioni sportive, sul continuo scambio di opinioni con tecnici che per motivi professionali e sportivi scendono abitualmente a profondità considerate «limite» per l'ARA e, soprattutto, l'osservazione, durante la mia attività di medico ospedaliere, di alcuni quadri clinici che si verificano in patologia respiratoria e la cui analogia con l’ebbrezza e la malattia da decompressione ha costituito motivo di lunghe riflessione.
A proposito dei tanti amici protagonisti dai quali ho attinto esperienze e “testimonianze” desidero esprimere la mia gratitudine; a Raimondo Bucher che, oltre ad aver tante volte stimolato la mia curiosità scientifica con i suoi argomenti di grande esperienza nella teoria e nella pratica subacquee, mi ha anche incoraggiato a scrivere questo articolo ……
Gianfranco Scarlini
MONDO SOMMERSO - marzo 1971
ARA - ALTA PROFONDITA'
di Raimondo Bucher
Due anni fa, su Mondo Sommerso di agosto-settembre 1968, esposi alcune idee ed impressioni circa le vere cause dell’ebrezza degli abissi , sulle quali vorrei ora tornare spinto da due motivi e cioè: il drammatico incidente di Ennio Falco e uno studio del dott. Scarlini.
Non nascondo che affronto questi problemi con un certo imbarazzo perché, nonostante la mia buona volontà di rimanere il più coerente possibile ai fatti, temo che si accenderanno di nuovo polemiche che, come allora, accenderanno la mala fede e quindi esuleranno per motivi personalistici dallo scopo dello scritto, che vuole essere una discussione serena ed aperta.
Un avvenimento drammatico ha focalizzato tutto un sistema e tutti gli aspetti positivi e negativi di una situazione che merita essere analizzata con criteri realistici senza volere trarne spunto per esibizionismi letterari e scientifici.
Mi riferisco alla tragica morte di Ennio Falco avvenuta nel maggio del 1969. Sulla personalità e sulla figura dello scomparso non destano dubbi, o sul suo effettivo valore, largamente dimostrato da primati mondiali in apnea e con autorespiratore oltre a numerosissime vittorie in campo agonistico.
E' seguita alla tragica morte una vera invasione di opinioni, di esposizioni scientifiche, di considerazioni più o meno valide, ma ahimè, nessuno di questi scritti era convalidato da un'effettiva conoscenza dei fatti, del come e del perché essi siano avvenuti. Di questo incidente non si avrà mai una definitiva spiegazione perché troppe circostanze hanno contribuito a creare il mistero.
Pur non essendo presente al momento dell'incidente ne ho potuto seguire gli sviluppi e gli avvenimenti un'ora dopo.
Ho avuto inoltre l'ingrato compito di fare la perizia per gli accertamenti legali. Tutte le opinioni e conclusioni sono state concentrate in un termine vago quale quello di « morte bianca », che non ha nessun significato neanche nel campo scientifico. Questo termine fu coniato da un giornalista fantasioso e non troppo esperto in questi problemi.
Vogliamo anzitutto accettare una realtà e cioè che esistono uomini, i pescatori di corallo, che infrangono e sconvolgono giornalmente i più basilari principi medico scientifici sulle immersioni subacquee profonde. L’affermazione che questi uomini non vanno presi in considerazione denota la sprovvedutezza di coloro che lo affermano.
In fondo la ragione è sempre la stessa e cioè che non si vuole studiare, da vicino, con un reciso programma scientifico, questi «mostri umani» che ad una osservazione più accurata sono esseri comuni senza un'alcuna specifica preparazione ne scientifica ne tanto meno fisiologica. Molti di questi provengono da livelli sociali alquanto modesti e non hanno quindi una preparazione intellettuale, culturale e tanto meno fisico-sportiva. In particolar modo vorrei citare uno dei più sportivi ed anche tra i più anziani di mestiere, che fuma più di due pacchetti di sigarette al giorno e beve una bottiglia di vino a pasto oltre il fatto che non svolge alcuna attività, oltre a quella subacquea, che possa migliorare le sue condizioni fisiologiche.
Viene ora spontanea la domanda come mai certi esseri non selezionati e non specificatamente preparati riescono giornalmente a scendere a profondità che per la scienza medica sono inaccettabili senza trarne un particolare danno. Gli incidenti, anche frequenti, non sono, ad un attento esame, dovuti alla particolare esposizione a questi fondali bensì ad inesperienza ed errori. Trovo inoltre assurdo catalogare questi sommozzatori con il termine «professionisti». Ad una professione si arriva in genere attraverso un tirocinio, una scuola ed una lunga pratica, che va dall'apprendista all'operaio o dallo studente al professionista. Il solo fatto che il prodotto delle loro immersioni si concretizzi in moneta non comporta l'accettazione della qualifica.
Vogliamo dunque affrontare con realismo questo problema senza sconfinare in affermazioni teoriche e pseudoscientifiche e trarre attraverso singoli fatti una conclusione che certamente sarà alquanto diversa da quelle attualmente esistenti?
Come esempio tipico citerò un fatto accadutomi, a seguito di una serie di vicissitudini negative, che mi ha portato ancora una volta a contatto con la realtà.
Due ragazzi che a qualunque costo volevano diventare pescatori di corallo mi pregarono di unirmi a loro per aiutarli nel loro intento. Uno di questi, che vantava una quasi ventennale esperienza subacquea con periodi di lavoro professionale, si autoeliminò, in mia assenza, quasi subito a seguito di una grave embolia con paralisi degli arti inferiori. Il secondo, tipica espressione della gioventù moderna, privo di ogni esperienza specifica, affermava di aver effettuato immersioni sugli 80 mt. Ma è proprio il caso di dire che tra il dire ed il fare c'è di mezzo il mare.
Volli per la mia innata prudenza vedere il suo comportamento a quote molto modeste.
Precedentemente ebbe a soli 45 mt. un incidente significativo, tornando in superficie dopo un quarto d'ora di permanenza, con tre bombole da 10 Lt caricate a 170 atm. completamente vuote e in stato di totale incoscienza. Pretesi, prima di iniziare ogni attività, una accurata visita da uno specialista qualificato perché il fatto era del tutto anormale. Per non venire meno ai miei principi e forte della mia lunga esperienza volli tentare una prova che consisteva, come primo provvedimento, nella totale sostituzione della sua attrezzatura con la mia. Incominciammo insieme a 30 Mt. per proseguire via via ed a tappe successive fino a raggiungere nello spazio di 20 giorni gli 85 mt. con risultati identici ai miei per chiarezza di comportamento e consumo d'aria.
Inutile aggiungere che non feci mai scendere questo subacqueo senza la mia presenza e devo dire che ebbi abbondante possibilità di controllare ogni particolare e di avere così ancora una volta la precisa conferma che nella maggior parte dei casi gli incidenti subacquei non vanno attribuiti a fattori fisiologici ma alla carente ed inadeguata attrezzatura ed esperienza. Questa attività però ebbe termine a causa dell'assoluta mancanza di autodisciplina e serietà, indispensabile in questo genere di attività. del soggetto.
La ragione vera, però, che mi ha spinto a riprendere questo argomento è stato uno scambio di opinioni e di idee con il dott. Scarlini.
Questo studioso, forte di una notevole preparazione scientifica quale primario medico di un ospedale, vanta anche un concreta esperienza subacquea maturatasi attraverso anni di immersioni. I suoi limiti sono quelli normali di uno sportivo, cioè quote di 40/50 mt. ma che in ogni modo gli permettono di indagare ed immedesimarsi in sintomatologie tipiche delle immersioni a grandi profondità (100 e più metri).
Volli esporgli attraverso lunghe conversazioni la mia convinzione e le mie idee riguardanti certe cause e fenomeni tipici di alcuni incidenti e stabilirne le eventuali origini. La mia convinzione esposta nello scritto di due anni fa non è cambiata, anzi, a seguito di altre 400 immersioni, in aggiunta alle precedenti 1200, si è rafforzata.
Pregai il dottore di espormi il suo pensiero in merito.
La mia sorpresa è stata grandissimi nel vedere con quale acume scientifico egli non solo ha compreso il problema ma lo ha saputo spiegare in maniera tanto convincente convalidandolo con considerazioni medico-scientifiche da confermare la mia tesi.
Certe persone che purtroppo rivestono posizioni di un certo prestigio agitano, per le profonda ignoranza del problema, lo spauracchio della morte.
Ma vediamo quanto c'è di vero.
Ovviamente porto sempre come indice valido il lavoro dei corallari Ho voluto fare un conticino grossolanamente approssimativo, ma che comunque, mille in più o meno non variano il tema.
Prendendo in media una ventina di questi sommozzatori che, sempre come media effettuano duecento immersioni a stagione si hanno in un anno, grosso modo, 400 immersioni da 80 a 110/115 metri.
Moltiplicando questa cifra per otto anni, da quando cioè, esclusi i pionieri, si è iniziata su vasta scala questa attività, raggiungiamo la fantastica cifra di 32.000 immersioni, che secondo certi scienziati non vanno prese in considerazione perché al di là delle possibilità umane.
Ebbene quanti sono i morti? Sono sei (questi sono considerati le vittime del su citato calcolo). Nel 1970 non si è avuto alcun incidente mortale nonostante l'aggravarsi delle condizioni di lavoro e l'aumento medio delle quote raggiunte. Ahimè, non così è degli incidenti mortali avuti dai comuni sommozzatori. 
Fare una statistica esatta di questi fatti è impossibile ma ciò nonostante si può parlare di decine.
Voglio subito precisare, per risparmiare a qualcuno la solita frecciata velenosa, che non intendo consigliare l'immersione a prò rendita di quelle comunemente consigliate.
Tengo però ad affermare che la causa principale degli incidenti non è da attribuirsi solo alla profondità ma alla scarsa preparazione tecnica e all'ignoranza del problema.
L'iniziativa e l'organizzazione dei corsi federali di immersione subacquea ha contribuito a formare una base tecnica per gli aspiranti subacquei. Si è partiti dal nulla e, nei primi anni, si presentava la necessità di creare degli istruttori adatti all'insegnamento.
Non vi è dubbio che il programma d'obbligo che insegna gli elementi basilari della immersione, l'esposizione dei problemi fisiologici, i sistemi di salvataggio e la respirazione artificiale, diano al neofita una conoscenza basilare. Importanza massima riveste l'obbligo della visita sanitaria preventiva che stabilisce l'idoneità o meno dell'aspirante. Purtroppo però la conclusione di tutti questi fattori positivi crea in certi individui la presunzione di aver acquisito una sicurezza, che è del tutto inesistente. Vediamo così che un subacqueo con un pezzo di carta in mano sul quale sta scritto «brevetto» si crede maturo per affrontare le incognite, i rischi ed i complessi problemi per potersi immergere nel suo vero elemento qual'è, in ultima analisi, il mare. Arriviamo oggi all'assurdo che un neofita che ha frequentato con profitto i corsi ed in possesso di questo “brevetto” vale quanto o più di uno che ne è sprovvisto ma che può vantare vent'anni e più di esperienza specifica.
Ma c'è di peggio, e qui credo di scoprire le cause di quella strana mentalità diffusa sopra accennata, che hanno alcuni istruttori, quindi individui che assumono una precisa responsabilità di insegnamento, che vantano d'esperienza maturata da una serie di capriole in piscina arrivando così a brevetti, senza una concreta esperienza in mare. Sono ben diverse le responsabilità che si assumono maestri o istruttori che hanno l'unico scopo di insegnare altri sport. Un maestro di sci oppure di tennis non si rende responsabile quanto colui che pretende di insegnare come si va sottacqua. Non voglio qui assumere atteggiamenti paternalistici e tanto meno dare consigli ,ma sarebbe comunque opportuno riflettere su questo stato di cose; e non fare una forza del numero ma delle qualità. So che non è cosa facile soprattutto fin quando i benemeriti pionieri non cederanno il posto a forze nuove provviste di mentalità più moderna ed adeguata alle nuove esigenze. Non si può qualificare sommozzatore capace con sicura esperienza chi non abbia superato un serio tirocinio in ambiente vario in condizioni diverse, quali si presentano costantemente nell'attività sottomarina. Solo dopo un simile tirocinio si può parlare di « brevetto ».
Ma torniamo ai profondisti che si identificano per lo più con i corallari. Questi ultimi non vanno considerati come elementi a se stanti ma come soggetti per un esame su vasta scala dei più diversi sistemi di immersione effettuati come ad esempio la rapidità di discesa, la tecnica di respirazione, di risalita e i più svariati metodi di decompressione sia come quota che come durata, oltre ad una generalizzata scarsa alimentazione confrontata alle tabelle di calorie necessarie. Non va inoltre sottovalutata la lunga esposizione alle basse temperature durante immersioni che vanno dall'autunno inoltrato, all'inverno, alla primavera. A quest'ultimi negativi sistemi hanno posto rimedio, la stragrande maggioranza dei sommozzatori, con l'impiego di scaldabagni a gas immettendo nelle mute acqua calda durante le lunghe decompressioni.
In ultima analisi si potrebbero scoprire appunto attraverso questi vari sistemi quali possono rappresentare i motivi e le cause di certi incidenti oltre si intende alla predisposizione fisica dell'individuo. Tra questi sub ci sono alcuni che praticano questa attività da 15 e più anni esponendo il loro fisico al di là del consentito e approvate dalla conoscenza medica, senza mostrare segni particolari negativi del loro organismo Recentemente si è parlato persino di sterilità derivante da questa attività ma basti guardare le prosperose famigliole e la robustezza dei figli per affermare il contrario.
Tra questi sub vi sono alcuni che detengono il primato di embolie e pur continuano senza difficoltà la loro attività. Non sarebbe tutto questo sufficiente per iniziare une studio più approfondito su queste cavie umane?
E' difficile stabilire se l'atteggiamento dello scienziato, che in genere rifiuta ogni fattore che esula dalla sua conoscenza specifica sia positiva o negativa, ma è comunque dubbia, perché al di là di certe affermazioni categoriche non vi sia un metodo più duttile e più aperto per quanto avviene concreta mente nella realtà quotidiana.
Vent'anni fa, quando fui sfidato dai palombari napoletani a dimostrare che un comune mortale poteva scendere senza alcun apparecchio e con la sola capacità dei suoi polmoni a 30 mt. di profondità, fui letteralmente inondato da atteggiamenti negativi che in certi casi sconfinavano nella cattiva educazione di certi medici.
Si parlò allora dell'impossibilità di simili imprese e anche quando furono dimostrate con tanto di controllo, si ripiegò su certe mostruosità fisiologiche. Nella mia poca esperienza di allora ebbi il coraggio di affermare che questa prova era appena l'inizio e che il corpo umano era capace di ben altro. Infatti la successione dei record in apnea precipitava in maniera vertiginosa e siamo arrivati oggi a ben -76 metri.
Vogliamo tornare ora alle nostre immersioni respirando aria? E' chiaro che nel campo prettamente professionale questo sistema, oltre certe quote, non viene preso in considerazione ma pensiamo a quella schiera sempre crescente di appassionati, di sportivi, di ricercatori che useranno sempre questo elemento, cioè l'aria, perché a portata di tutti e in qualunque luogo. Sarà quindi la stragrande maggioranza dei subacquei che si immergerà con questo sistema per molto tempo ancora. Vi sarà sempre una certa categoria di benpensanti che nella loro ignoranza si batteranno sempre e ovunque contro manifestazioni che rappresentano dei limiti da superare, ignorando con ciò che vi sarà sempre nel progresso chi rinnoverà un detto: « il progresso cammina in fila indiana dietro colui che è disposto a rischiare ». Ma è dunque solo rischio? O non è forse una necessità assoluta per conoscere più a fondo le nostre possibilità per un miglioramento sempre più concreto dell'ausilio tecnico?
Mi permetto qui di invitare tutti coloro che vedono e credono nell'approfondimento di certi fattori un'apertura valida per la conoscenza di certi misteri di non trincerarsi dietro quel « non vanno presi in considerazione » per non accettare quelle 32.000 immersioni che in realtà sono molte di più e che esistono e dimostrano al di là della conoscenza scientifica le possibilità di quell'essere mostruoso per le sue possibilità fisiche che madre natura ha creato e che è l'uomo.
Com. RAIMONDO BUCHER
I SUOI RICONOSCIMENTI
- Medaglia d'oro al valore sportivo
- Medaglia D'argento al Valore Militare
- Primatista Campione del mondo d'immersione in apnea 1950 e 1952
- Campione italiano di pesca subacquea nel 1951 e nel 1952
- Capo del gruppo sportivo delle due Spedizioni Nazionali "Sesto Continente" in Mar Rosso nel 1952-53
- Tridente d'oro ad Ustica nel 1960
- Profondista e Corallaro con oltre 3.000 immersioni fatte fra gli 80 ed i 115 metri
I SUOI STUDI, LE SCOPERTE E CONTRIBUTI
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(1938) tecnica di compensazione
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(1948) studio per la realizzazione di un missile subacqueo
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(1952) esplorarazione sotterranea del fiume Bussento
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(1955) realizzazione di aliante subacqueo per esplorazioni
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( 1956) scoperta della città sommersa di Baia - Napoli
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(1957 ) progettazionedi attrezzature d'immersione come le famose "Pinne Bucher"
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(1958 - 67) progettazione e realizzazione degli erogatori "ad offerta" monostadio e bistadio
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(1956-58) esplorazione delle grotte sommerse di Capri ed in Sardegna
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(1942 - 2002) collaborazioni attive nel campo della Fotocinematografia subacquea
Raimondo Bucher nasce il 15 marzo 1912 in Ungheria, da padre italiano, dopo aver trascorso la sua gioventù in Austria. Qui primeggia nelle attività sportive come nuoto, pallanuoto, arti marziali, vela, atletica leggera, alpinismo e sci alpino.
Ancora giovane, torna in Italia e nel 1932 frequenta a Bergamo la scuola di pilotaggio aereo.
Dopo solo 5 anni diventa Istruttore di volo e di acrobazie.
Nel 1939, entra nell'esercito Italiano, partecipa a numerose azioni belliche e dopo l' 8 settembre 1943 si schiera con gli Alleati per la guerra di liberazione.
Terminata la Guerra rimane nell'Aeronautica Militare col grado di Capitano.
Nella metà degli anni '30 inizia la sua attività subacquea. Nel '37 riceve in regalo il suo primo fucile subacqueo ed una maschera, inizia a pescare a Napoli lungo la scogliera di via Caracciolo, ed in breve tempo diventa abilissimo.
Modifica il suo fucile subacqueo ... aggiunge una leva di carico riusciendo ad annullare lo sforzo ed in seguito inserendo tre molle concentriche diverse al posto dell'unica molla ottiene l'annullamento della perdita di potenza del dardo dovuta all'inerzia.
Con Massimo D'asta studia la manovra di compensazione, ed inizia ad utilizzare lo stringinaso: questo gli consentirà di scendere in apnea fino a -25 metri.

Nel 1949 iniziano le sue imprese di apnea.
A Capri raggiunge i -29 metri in presenza di una commissione.
Nel 1950 stabilisce il PRIMATO: Record Ufficiale Mondiale d'immersione in apnea scendendo a -30 davanti ai commissari federali!
(vedi il filmato nella sezione multimedia)
Nel 1952 è ancora Record Mondiale: -39 metri.
In quell'occasione viene lanciato il film "Sesto Continente" .... Folco Quilici e Bruno Vailati documenteranno il record .... il primo della storia con tanto di riprese cinematografiche.
Jacques Cousteau non crede alla veridicità dei record di Raimondo.
Il Comandante per ripicca raggiunge in breve tempo la profondità di -44 metri.
Questo nuovo record e la realizzazione di "Sesto Continente" metteranno in secondo piano i filmati-documentario ed il primo film "Il mondo del Silenzio" del Francese.
All'inizio degli anni '40 inizia la sua attività di operatore Foto-cinematografico dopo aver recuperato da un aereo Stukas abbattuto il Robot Fotografico 35mm. che veniva impiegato per le riprese aeree.
Gli costruisce intorno una custodia subacquea e comincia a fare le prime Foto. Con questa macchina sarà in grado di fare in sequenza una cinquantina di scatti con l'avanzamento automatico.
Nel 1945 è il primo ad utilizzare gli "O-RING" per rendere impermeabili le custodie, osservando le guarnizioni che gli americani usavano per gli ammortizzatori dei carrelli dei loro aerei!
La ditta Magnaghi di Napoli gli fornisce i primi O-RING italiani!
Progetta una custodia per Arriflex 35 mm ed altre custodie per cineprese 16 mm.
Nel 1952 cattura uno squalo nel Mar Rosso e nel 1959 scopre ed esplora il relitto del S.Lucia che giace a 43 metri nelle acque di Ventotene.
Negli anni '60, la sua attività di operatore Fotosub non conosce sosta. La sua passione lo porta a realizzare custodie o attrezzature varie per le riprese.
Costruisce una custodia da utilizzare sugli alti fondali; nel 1972 con questa macchina impressiona la pellicola con le immagini del relitto del Fusina a -98 metri.
Ad 84 anni .... a - 83 metri riprende con la sua videocamera la nave dei veleni "Klearkos"
Raimondo Bucher si è immerso fino all'età di 90 anni.
E' stato un grande aviatore.
E' stato un pioniere delle immersioni in apnea, in ARA e sugli alti fondali.
E' stato un pioniere della Fotografia e cinematografia subacquea......
Il Comandante Raimondo Bucher rimane comunque un grande uomo che ha donato al "sesto continente" tutta la sua vita.
I subacquei, che oggi si immergono nei mari di tutto il mondo, devono ringraziarlo per aver reso questa attività sempre più semplice, più fruibile ...... piu sicura.
Il Comandante Raimondo Bucher è morto il 9 settembre a Roma dopo una lunga malattia, aveva 96 anni.

Con questa sezione vogliamo dare il giusto tributo a colui che, con le sue imprese e i suoi studi, è stato una pietra miliare della subacquea sportiva moderna: il Comandante Raimondo Bucher.
Abbiamo il piacere di mettere a disposizione dei nostri lettori gli articoli che furono pubblicati a cavallo tra gli anni 60 e 70 nelle riviste di subacquea e che ci sono stati consegnati direttamente dal Com.Bucher durante il trentennale della Federazione Italiana Attività Subacquee.
Questi articoli trattano, con un pizzico di polemica, i pericoli delle immersioni profonde e delle attrezzature, che all'epoca erano ancora .... molto spartane.
Raimondo Bucher non ha solo scritto articoli per riviste. La sua esperienza si basa su migliaia di immersioni effettuate in ogni parte del globo terracqueo, anche a profondità elevatissime (intorno ai 100mt), che gli hanno permesso in passato di comprendere le difficoltà della respirazione in immersione e di concepire il "primo" erogatore ad offerta, studiato poi anche presso il centro di ricerche "spirotechnique" di Tolone.
Nel nostro sito è inoltre possibile visionare il filmato delle imprese di Raimondo Bucher che, ricordiamolo, è stato il primo uomo a conquistare il record di immersione in apnea alla fine degli anni 40 ..... quando si pensava che oltre un certo limite l'uomo non sarebbe sopravvissuto ... è un filmato in presa diretta commentato dallo stesso Bucher.
Nella galleria Fotovideo "sezione Audio", grazie alla gentile concessione di Simonetta D'Acunzo Pistoia (RadioRai), è invece possibile ascoltare le interviste al Comandante Raimondo Bucher e sua moglie Luciana Civico. Sono in formato mp3 ascoltabili in streaming con il lettore della galleria audiovideo.
Come già accennato il Com. Bucher è stato nel 2003 nostro ospite in occazione del "trentennale" della FIAS ed ha dato la sua gentile disponibilità a collaborare con la nostra redazione per rievocare le sue memorabili imprese e pubblicare i suoi redazionali nei giornali d'epoca.
- Chiunque volesse utilizzarlo è pregato di contattare la redazione del sito.
- Chiunque volesse contribuire ad incrementare queste pagine con personali contributi oppure con documentazioni può inviare una mail alla redazione del sito.
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Bucher premiato dal Pres.
FIAS Bruno Galli

Bucher con alcune
attrezzature Fotosub

Bucher con la
Nimar Videosub
Bucher con gli Istruttori
FIAS di Arezzo
GALLERIA FOTOGRAFICA
DEL COMANDANTE RAIMONDO BUCHER
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MONDO SOMMERSO - settembre 1968
L'EBBREZZA DEGLI ABISSI
di Raimondo Bucher subacquei in sicurezza
Dopo un'attenta lettura dei Manuali delle Scuole Federali Sommozzatori Sportivi editi dalla FIPS sotto il patrocinio del CONI e della CMAS, ritengo opportuno aprire un dialogo per chiarire alcuni punti controversi. Premetto, anzitutto, che quanto sto per dire non vuole essere una critica ne tanto meno aprire polemiche, ma è semplicemente un'esposizione di fatti, osservazioni e studi maturatisi attraverso una lunga e costante attività subacquea.
Voglio prevenire un'osservazione che indubbiamente mi sarà fatta e cioè che questi Manuali sono stati scritti esclusivamente per le Scuole.
Che cosa è una Scuola? Nel concetto comune significa la preparazione e l'apertura dell'uomo verso un'attività che può essere intellettuale come anche prettamente fisiologica, quindi sportiva. Ogni disciplina ha la sua Scuola e trattandosi di un argomento che possiamo impropriamente definire sportivo va consideralo come tante altre discipline quali ad esempio il nuoto, il tennis, l'atletica, la pallacanestro, la boxe etc. Volutamente ho elencato discipline che si esplicano entro certi limiti soprattutto di spazio e dove ciò che si apprende « a scuola » rimane quindi alla base dell'attività futura salvo miglioramenti e perfezionamenti. Non così il nostro campo, quello cioè dell'attività subacquea. Questa palestra non ha limiti ne confini, quindi ritengo che anche l'insegnamento scolastico vada orientato verso questi orizzonti tanto più che nessun'altra attività si presta cosi facilmente a sconfinamenti, a valutazioni improprie ed errate che inevitabilmente portano a conseguenze anche fatali. Sempre e comunque si dovrà tener presente il fattore psicologico che troppo spesso induce colui che si accinge ad intraprendere la strada verso ed entro questi smisurati confini, di non dare la giusta valutazione su ciò che si può presentare in qualsiasi occasione. Parlare di limiti od imporre limiti è perlomeno azzardato se non ingenuo.
Sappiamo che la variazione di pochi metri può far precipitare una situazione che apparentemente può essere considerata nel limite prudenziale. Considerando come valido questo fattore, cioè il fattore nell'ambito del quale si dovrebbero comunque svoi gere le attività scolastiche di cui ne fa testo il Manuale in oggetto, ritengo opportuno aprire una parentesi più vasta e questo per aver raccolto innumerevoli dichiarazioni, affermazioni,considerazioni nel vasto campo di coloro che si apprestano ad esplicare questa particolare attività o che comunque ne siano già degli esperti.
Per quanto sopra, quindi, non si può considerare un insegnamento entro i limiti di una piscina e bisogna quindi creare sin dall'inizio le basi didattiche tecniche e materiali rispondenti all'attività nel senso più vasto. Premesse questo esporrò in seguito alcuni fatti citerò alcuni avvenimenti di una vastissima esperienza ed osservazione effettuata attraverso 27 anni di intensa attività, ma soprattutto attraverso un'esperienza di oltre un migliaio di immersioni ritenute dal concetto attuale delle nostre conoscenze tecniche fisiologiche al limite delle possibilità umane, cioè immersioni di lavoro con permanenze prolungate, con respiratore ad aria pura, (non con miscele) varianiti da profondità di 80-110/115.
Qui mi si dirà che questi sono exploits riservati a pochi e che comunque non vanno considerati entro i limiti prefissi dal summenzionato Manuale. Ma ecco da dove vorrei aprire un parentesi del dialogo.
Consideriamo a semplice titolo di esempio un'automobile. Se questa macchina per un difetto costruttivo o perchè giunta al limite delle proprie prestazioni, manifesta degli inconvenienti, ad esempio sbandamenti od altro, questi difetti non saranno avvertibili, supponiamo alla velocità di 30 Km. all'ora. Se invece la macchina arriva ai suoi limiti critici questi difetti od inconvenienti si manifesteranno con sempre maggiore evidenza fino al punto, del « disastro ». Ciò non toglie che i summenzionati difetti esistevano già in maniera del tutto impercettibile anche a 30 Km. all'ora, ma, e questo è ovvio e soprattutto umano che pochi, pochissimi, marceranno con questa vettura sempre e solo a 30 km. all'ora, anzi vivranno coloro che truccando il motore, vorranno superare i limiti imposti, dalla casa costruttrice.
E torniamo allora al nostro elemento acquatico. Vi sono, su questa attività, varie teorie, tendenze, espressioni che in gran parte si sono sviluppate teoricamente, per supposizioni, per sentito dire. E così accade che spesso vi sono autori di trattazioni specifiche che parlano di cose delle quali non hanno un'esperienza personale ed approfondita. Persino la scienza ufficiale, con tutto il merito ed il rispetto che le si deve, il più delle volte si basa su teorie, su formule, su calcoli che spesso in pratica, danno risultati errati. Ne abbiamo un esempio in certe tabelle di decompressione.
Narcosi da azoto: un effetto che si produce sempre
Ma non è di ciò che voglio parlare, perche questo capitolo è a parte, molto vasto e soprattutto molto delicato. Mi riferisco invece ad un altro inconveniente altrettanto pericoloso se non di più, ed è quello che in gergo viene chiamato « l'ebbrezza degli abissi ». Per chiarire meglio il mio concetto mi ferirò a quanto scritto nel Manuale
in oggetto indicando la frase e la pagina.
Vorrei specificare, prima di entrare tale argomento, che quanto sarà da me posto, va considerato sempre ed unicamente per immersioni sportive nel limite delle autonomie di autorespiratori ad aria, quindi non ha nulla a che vedere con le complesse e prolungate permanenze di immersioni professionali che comunque, si orientano ormai verso l'impiego di altre miscele. Riporto quanto contenuto nella parte VI del Manuale (Medicina Subacquea) a firma del Prof. Dannano Zanni a pag. 45 che parla della "ebbrezza da profondità"
:
Le esperienze di oltre un migliaio di immersioni
« E' dovuta principalmente all'aumento della pressione parziale dell'azoto che acquista progressivamente un effetto narcotico (narcosi da azoto). Tuttavia si possono verificare anche altre turbe neuropsichiche alle quali sembrano contribuire anche una certa ritenzione dell'anidride carbonica e la iperossia che può verificarsi in profondità. Pertanto questo fenomeno è stato chiamato in senso generale anche « sindrone neuropsichica di profondità o ebbrezza degli alti fondali ». I disturbi possono manifestarsi già a profondità di 40 metri per certi soggetti e sono sempre più probabili o frequenti man mano che si aumenta la profondità. Oltre gli 80 metri soltanto soggetti particolarmente addestrati e resistenti possono rimanere indenni per pochi minuti o capaci di contrai lare la situazione per un tempo limi tato anche se colpiti dai primi disturbi. La narcosi da azoto quindi è un effetto che si produce sempre ».
Vorrei marcare in modo particolare questa ultima frase perché è su di essa che baserò quanto ho potuto osservare e che ritengo di riferire.
Prendiamo qui la nostra ipotetica automobile e trasportiamo i dati citati nel campo subacqueo. Dirò subito che a portarli su certe considerazioni di carattere psicofisiologiche sono state proprio le immersioni alle grandi profondità, cioè ho potuto notare fenomeni molto evidenti solo al di là di certi limiti ma che comunque si manifestavano attraverso questa maggiore conoscenza e sensibilizzazione, anche a profondità minori.
Ciò vuoi dire che, attraverso una prova di forza accentuata, si può arrivare a scoprire fatti che altrimenti sfuggirebbero dalle loro vere indicazioni. Sin dai primi momenti mi apparve strano osservare su di me e su occasionali compagni di immersione certi fenomeni che, alle volte, si manifestavano a profondità minori mentre altre volte non si manifestavano affatto.
Ovviamente, come prima direttrice, ho voluto seguire le indicazioni e i suggerimenti che più sopra sono espressi con tanta chiarezza dal Prof. Zannini.
Infatti, riferendomi ai mezzi tecnici e meccanici di allora, avvertii più volte disturbi neuropsichici a profondità anche modeste come ad esempio sui 40 metri.
Con il progredire della tecnica e con l'aumentare della profondità questi fenomeni si evidenziavano con maggiore incisione ed ho voluto, attraverso le descrizioni di altri colpiti, seguire una mia idea. Osservavo alcuni miei compagni di immersione colpiti da questi terrificanti fenomeni : essi, ritornando in superficie, o, per meglio dire, dopo essere stati da me trascinati verso la superficie, me ne descrivevano le caratteristiche.
Lo svolgimento si effettuava grosso modo in questi termini : ad un ritmo intenso di picchettamento, lungo una parete per la raccolta del corallo, l'attività, all'improvviso, rallentava sempre più, fino a cessare del tutto dando al volto del colpito un'espressione ebete con lo sguardo assente. In superficie mi raccontavano che erano coscienti e percepivano le mie segnalazioni, ma erano del tutto incapaci di effettuare una qualsiasi manovra per porsi in salvo.
Volli effettuare una prova per scoprire se la causa di tali manifestazioni fosse attribuibile all'azoto o ad altri gas. Scesi da solo ad una profondità di 90 metri e sapendo che prima o poi doveva accadere quanto già accadduto ai miei compagni predisposi un sistema che mi avrebbe, in caso di perdita di conoscenza, permesso di essere riportato verso la superficie. Proseguii nel mio lavoro ma quando mi accorsi che l'aria contenuta nel respiratore stava esaurendosi non volli tirare la riserva.
Un processo ai mezzi meccanici di respirazione
II ricordo di quella esperienza ancora oggi mi fa accapponare la pelle. Nello spazio di pochi secondi, credo al massimo 3 o 4, ebbi a sentire gli stessi fenomeni descritti dai miei compagni. cioè, pur mantenendo una certa capacità e facoltà intellettiva, ero del tutto incapace di una qualsiasi azione. Il predisposto sistema mi riportò verso l'alto.
Alla quota di circa 50 metri ripresi in pieno le mie capacità di azione, tirai la riserva e ridiscesi a quota 90. Il fenomeno poc'anzi avvertito non si ripetè. Risalii senza alcun inconveniente. Volli in seguito osservare il modo di respirazione di alcuni subacquei. ina soprattutto controllare l'apparecchiatura ed in modo particolare gli erogatori. Le cause mi apparivano sempre più chiare. Bastava, alle volte, che un soggetto colpito da ebbrezza a media profondità cambiasse l'erogatore per raddoppiare la discesa senza alcun fenomeno negativo.
Ebbi. a quei tempi, un'altra prova evidente di quanto sopra. Usavo da molto tempo, durante un lavoro a quota -100 sempre lo stesso erogatore che incominciava a manifestare, forse per un accumulo di impurezze o di ossidazioni od altro, una certa resistenza respiratoria. Contemporaneamente incominciarono a svilupparsi i fenomeni ben noti di stordimento ed affaticamento. Cambiato l'erogatore, pur mantenendo la quota di profondità ed aumentando i tempi di permanenza i suddetti fenomeni scomparvero completamente.
A questo punto vorrei aprire un processo ai mezzi meccanici di respira zione per indicare la vera causa delle manifestazioni di ebbrezza anche a quote modeste.
RAIMONDO BUCHER




Raimondo Bucher