Sabato, 20 Agosto 2016 08:46

Le tre regole per la sicurezza In evidenza

I brevetti del sub e la discesa. I consigli di Marco Roggi maestro istruttore della Federazione Italiana attività subacquee
di Agostino Gramigna Corriere della Sera, 20 agosto 2016

 

 

LINK: Articolo su Corriere.it "Le tre regole per la sicurezza"

 

«Non è uno sport estremo. Chiariamolo subito. Mi creda, è più pericoloso arrivare in auto al punto in cui si vuole fare le immersioni che calarsi in acqua». Marco Roggi, maestro istruttore della Fias (Federazione italiana attività subacquee), in vent’anni di esperienza ha preso ventitré brevetti e ha totalizzato più di mille immersioni. «Tuttavia, ci sono regole da seguire ed occorre una formazione di base prima di immergersi. Altrimenti si rischia».

Roggi, partiamo dalla formazione...
«Ci sono tre livelli di corsi. Si inizia da quello per scendere a 20 metri, poi 30 e 40. Oltre questa soglia, finisce l’attività considerata ricreativa che rappresenta l’ottanta per cento delle immersioni in Italia».

Man mano che si scende cosa succede?
«Aumentano le difficoltà. Fino a 20 metri si può stare in acqua più tempo, 45 minuti, senza fare tappe di decompressione. A 40 metri, invece, solo per fare un esempio, si consuma il doppio dell’aria e il tempo si riduce».

Regole basilari?
«Direi tre. Innanzitutto, mai scendere da soli. Secondo: il sub deve controllare costantemente gli strumenti che porta con sé: il cronometro, il profondimetro e le tabelle (sono oggetti di plastica) che gli dicono cosa deve fare per risalire. Oggi la maggior parte dei sub ha il computer. Tuttavia quando facciamo i corsi usiamo i vecchi strumenti. Terzo: è bene ricordare che ogni volta che si supera il livello per cui si è abilitati aumenta il rischio».

Quindi meglio non superare i livelli. È così?
«Non meglio. Mai. Se la mia abilitazione è 20 metri non devo andare oltre. A questo servono gli strumenti a cui accennavo prima».

Dopo i 40 metri cosa succede?
«Che finisce l’immersione sportiva. Occorre un’altra preparazione e conta molto l’esperienza. Il livello tecnico si alza di parecchio. La pressione è decisamente maggiore. Faccio un esempio: a certe profondità il sub non respira più aria bensì una miscela di azoto, elio e ossigeno, il trimix. Se si scende oltre la soglia dei 40 metri, c’è il forte rischio di cadere nella trappola della “narcosi da azoto” che è causato appunto dal respirare l’azoto quando aumenta la pressione. L’effetto prodotto è simile allo stato di ubriachezza. Per dare un’idea della difficoltà: la soglia dei 40 metri non è superata neanche dai sub di corpi come i vigili del fuoco e rappresenta il limite dei risarcimenti delle assicurazioni in caso di incidenti».

Il filo, il cavo guida serve? È imprudente non servirsene quando si effettua un’immersione?
«Non necessariamente. Dipende dallo scenario. Nelle caverne c’è sempre una via di fuga, un punto luce che permette di scorgere l’uscita. In questo caso se ne può fare a meno. Nelle grotte, invece, il cavo guida è fondamentale. Per via della visibilità ridotta. Ad ogni modo nella maggioranza dei casi non serve, è sufficiente seguire la parete e l’istruttore».

Le grotte sono luoghi pericolosi per l’attività?
«Innanzitutto va detto che occorre un brevetto specifico. Un sub non può addentrarsi senza averne uno. Purtroppo spesso la regola non viene rispettata. In acqua non c’è la polizia con la paletta che ferma chi non è in regola. La grotta, inoltre, richiede un addestramento particolare, speciale. Si possono presentare e creare situazioni molto diverse da altri luoghi. La visibilità per esempio può scomparire del tutto se con il movimento delle pinne si sfregano le pareti, dando luogo a mini tempeste di terra. Le lampade sono indispensabili».

Quanto tempo ci vuole per ottenere un brevetto e diventare sub?
«Il corso che abilita ai venti metri dura tre mesi e prevede quattro immersioni. Idem per il secondo, quello dei trenta. Per il livello quaranta metri, ci vogliono un anno e mezzo e una ventina di immersioni. A questo punto si è abilitati a guidare un gruppo».

Non distante dal luogo in cui è avvenuta la tragedia dei tre sub morti, era in vacanza Bruno Galli, il presidente della Fias, che rappresenta oltre 5 mila sub iscritti, più 3-400 istruttori e altrettante guide. Ci tiene a dire qualche parola. «È uno sport sicuro. Su 100 mila incidenti quelli mortali sono due».


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