In una Calabria ancora selvaggia e desolata, dove le spiagge sono incredibilmente vaste e dove le più grandi fiumare d’Aspromonte si riversano in un mare subito profondo, sott’acqua si trovano imponenti cigliate parallele al litorale, incredibili scalinate di roccia che conducono rapidamente verso l’abisso di un mare freddo, lo Jonio, forse meno colorato del Tirreno ma non meno ricco di sorprese per il subacqueo amante del Mediterraneo.

Quello che proponiamo in queste righe è un viaggio in tre tappe alla scoperta dell’estremo lembo meridionale d’Italia, nei dintorni di quel fazzoletto di terra calabrese denominato Capo Sud e che comprende anche la Punta di Pellaro e il Capo dell’Armi, al confine meridionale dello Stretto di Messina. 

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Domenica, 25 Novembre 2007 00:59

Linosa, perla delle Pelagie

Non avrei mai pensato di fare una simile immersione, con tanti emozionanti incontri in soli 20 minuti sul fondo. Dopo anni di viaggi e immersioni in Mediterraneo, conobbi Linosa nel maggio del 2002. Tutto nacque per un casuale riavvicinamento ad un mio caro vecchio compagno di liceo, all'epoca insegnante di scuola media proprio sull'isola. 
Iniziate le prime immersioni fui subito rapito dal fascino di questi fondali, nonostante l'assenza di colore legata alla mancanza di quella fauna bentonica tipica del coralligeno; roccia e alghe, con poche spugne e valanghe di madrepore arancioni (Astroides calycularis), sono gli elementi caratteristici di questi substrati sommersi di origina vulcanica, particolarmente ricchi di anfrattuosità.
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Giovedì, 29 Novembre 2007 21:42

Le meraviglie di Atlantide

A meno di un paio di miglia dalla costa di Favignana, in uno specchio di mare che viene notoriamente definito “mare di papà”, esiste una catena rocciosa conosciuta dai pescatori locali come “monte fora” o “monte i fora”, che significa letteralmente “montagna di fuori” (ovvero montagna sommersa posta fuori, al largo, lontano dalla costa).

Una limitata superficie di questa catena montuosa sommersa, con cappello a 34 m e caduta sui 65/70 metri di profondità, è stata esplorata e battezzata come “Secca di Atlantide” da Scipio e Ivan, titolari di un diving che prende il nome proprio dalla secca. “Progetto Atlantide” è uno dei primi diving center nati in Mediterraneo con l’avvento del turismo subacqueo. Con molti anni di esperienza alle spalle, i titolari oggi accompagnano sulla secca solo pochissimi subacquei di un certo livello. 

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Giovedì, 29 Novembre 2007 21:41

San Vito Lo Capo

Quando per la prima volta mi avvicinai a San Vito Lo Capo e mi si presentò davanti agli occhi il paesaggio di quel lembo di terra siciliana compresa tra il golfo del Cofano a ovest e il promontorio dello Zingaro a est, rimasi letteralmente ammaliato dalla suggestione di quei luoghi e da allora, tutti gli anni, ritorno a San Vito per osservare paesaggi emersi e sommersi di uno di quei posti che oggi è nell’elenco dei miei preferiti.

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Sabato, 15 Marzo 2008 14:24

Sott’acqua … alla montagna

Partendo dalla spiaggia di Marina Grande di Scilla, il cosiddetto “spiaggione”, dove la sabbia lascia il posto alla roccia ai piedi della mitica rupe sormontata dall’antico maniero dei Ruffo di Calabria, si entra in acqua da terra e ci si avvicina facilmente verso uno dei siti sommersi più noti nell’area dello Stretto di Messina. 

Scilla rappresenta il confine nord del canale sulla sponda calabra e presenta fondali rocciosi molto particolari, con imponenti guglie che svettano verso la superficie con base tra i 40 e i 70 metri di profondità e sommo tra i 35 e i 20 metri sotto il pelo dell’acqua; le chiamano secche di Scilla, sono cattedrali di roccia animate dalle correnti dello stretto; tra queste, la “montagna” è il luogo più noto e l’unico raggiungibile immergendosi da terra; oltretutto è anche uno dei pinnacoli più belli, il biglietto da visita di questo splendido mare.
In genere si può iniziare l’immersione quando si arriva, nuotando in superficie o avvicinandosi con un natante, di fronte ai primi archi della galleria sotto la rupe del castello e quando si è sufficientemente al largo da vedere sotto di noi un fondale di almeno una ventina di metri.

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Mercoledì, 01 Aprile 2009 20:54

Ricordando una punta nel mare: Calamizzi

Ma quanto è bella veramente la terra e quanto l’uomo è stupido da non accorgersene? Questo il pensiero che è nato spontaneo stamattina quando ho visto quel che rimane dell’antica Punta di Calamizzi, camminando a piedi lungo la spiaggia in prossimità della foce del Calopinace.
Il maestrale lambisce il bacino dello Stretto, generando come sempre piccole e brevi onde, grazie al potere smorzante sul vento dei Peloritani siculi: una vera e propria barriera sui venti dei quadranti settentrionali. Il mare, con questo vento, diventa blu; un bel blu sul quale spiccano il bianco dei gabbiani e delle piccole e numerose creste d’onda, tipiche di questa atmosfera frizzante di primavera. La luce, magica, invita lo sguardo a scrutare l’orizzonte: il mare, lo Stretto, la prospiciente Sicilia e la magnifica Etna, attualmente bianca fino a metà della sua altezza, sono solo alcuni elementi di un paesaggio mai ripetitivo. Mi immergo in una dimensione incantevole, turbato solo dal degrado di un litorale dimenticato, trascurato e praticamente cancellato dalle pagine di storia di questa splendida città sul mare.

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Domenica, 16 Novembre 2008 15:58

Storia di un relitto minore

A volte sembra che il mare mi chieda di raccontare delle storie, quasi che lo desideri. Forse perché pochi le racconterebbero perché a prima vista povere di contenuti, forse anche perché queste storie – sussurra il mare - potrebbero colpire la sensibilità degli animi permeabili, nella speranza che siano sempre di più gli uomini che si aprono verso la comprensione dei suoi problemi, prendendone le difese e tornando a stupirsi di fronte alle piccole cose, senza troppe pretese. A volte i subacquei amanti dei relitti cercano navi affondate chi sa dove, grandi di stazza, giacenti a grandi profondità; un grande relitto significa infatti una grande storia, grandi emozioni, straordinarie immersioni; ma soprattutto significa avere tanto da dire, tanto da raccontare e fotografare e, per alcuni, anche tanto da scrivere.

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Domenica, 25 Novembre 2007 00:52

Il relitto in giallo

"Quando si parla di relitti dello Stretto di Messina, il primo a venirmi in mente è sempre quello di Cannitello, il relitto di un vapore sconosciuto, probabilmente affondato durante la prima guerra mondiale..."
Molti si misero a ridere, altri storsero il naso, quando, nel 1995, ebbi l'idea di collegare con una cima la prua di un noto relitto dello Stretto di Messina con uno dei tanti corpi morti giacenti sul fondo, a soli tre o quattro metri di profondità e a pochissimi metri dalla battigia; operazione possibile solo grazie alla breve distanza esistente tra prua del relitto affondato e linea di costa.

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Domenica, 25 Novembre 2007 00:54

Il relitto del Marzamemi

Era il 5 marzo del 1941 quando due piroscafi, simili per forma e dimensione e con lo stesso carico (zolfo), passavano davanti l'abitato di Melito Porto Salvo, borgo di mare del litorale ionico in provincia di Reggio Calabria; in queste acque venivano silurati da un sommergibile britannico, il Triumph e affondavano inesorabilmente, uno dopo l'altro, in poco tempo.

In navigazione da Catania verso Crotone, si adagiarono sul fondo di fango e sabbia a distanze diverse dal litorale sabbioso, proprio di fronte al rione pescatori del paese.
Secondo le testimonianze di chi ha assistito all'affondamento fu il Colomba Lo faro (897 tls) il primo piroscafo ad essere colpito, intorno alle 16.10 di quel fatidico 5 marzo; il celere affondamento causò la morte di tre o quattro persone, che rimasero intrappolate all'interno della nave, mentre gli altri raggiunsero a nuoto la riva in poco tempo, grazie alla breve distanza che da questa li separava.

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Lunedì, 15 Ottobre 2007 17:21

Il relitto del Laura C

Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria. Siamo al confine meridionale dello Stretto di Messina, uno dei luoghi più intriganti per i subacquei amanti del Mediterraneo. E’ qui che è affondata la Laura C verso la fine del secondo conflitto mondiale ed è qui che è nata una delle tante storie di mare, una storia a tratti triste ma ricca di colpi di scena. Non credo che dimenticherò mai la prima volta che mi immersi sulla Laura C.

Era il 1987 e il relitto del piroscafo giaceva su quei fondali già da oltre quarant’anni. L’andamento scosceso del fondale in quel tratto dello Ionio porta ad alte batimetrie a pochi passi da riva, tanto che in questi luoghi è facile raggiungere i – 50 metri di profondità partendo, per l’immersione, comodamente da terra. Fu così che, in base a precise descrizioni di un caro amico, mi immersi sicuro di reperire la grande sagoma della nave affondata.

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