Sabato, 15 Marzo 2008 14:24

Sott’acqua … alla montagna

Partendo dalla spiaggia di Marina Grande di Scilla, il cosiddetto “spiaggione”, dove la sabbia lascia il posto alla roccia ai piedi della mitica rupe sormontata dall’antico maniero dei Ruffo di Calabria, si entra in acqua da terra e ci si avvicina facilmente verso uno dei siti sommersi più noti nell’area dello Stretto di Messina. 

Scilla rappresenta il confine nord del canale sulla sponda calabra e presenta fondali rocciosi molto particolari, con imponenti guglie che svettano verso la superficie con base tra i 40 e i 70 metri di profondità e sommo tra i 35 e i 20 metri sotto il pelo dell’acqua; le chiamano secche di Scilla, sono cattedrali di roccia animate dalle correnti dello stretto; tra queste, la “montagna” è il luogo più noto e l’unico raggiungibile immergendosi da terra; oltretutto è anche uno dei pinnacoli più belli, il biglietto da visita di questo splendido mare.
In genere si può iniziare l’immersione quando si arriva, nuotando in superficie o avvicinandosi con un natante, di fronte ai primi archi della galleria sotto la rupe del castello e quando si è sufficientemente al largo da vedere sotto di noi un fondale di almeno una ventina di metri.

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Domenica, 10 Dicembre 2006 15:25

Astospartus: Stella Gorgone

Quando si parla di echinodermi, ossia di quel gruppo di animali del mare solitamente dotati di “spine sulla pelle”, si fa riferimento generalmente ai ben noti ricci e alle stelle di mare. Pochi sanno che invece fanno parte di questa famiglia anche i crinoidi (o gigli di mare), le oloturie (o cetrioli di mare) e infine un particolare tipo di “stelle”, se proprio così le vogliamo definire, dette ofiure o, più comunemente, stelle serpentine. Come le stelle, le ofiure sono costituite da un corpo centrale sul quale si innestano alcune braccia, ma vi sono differenze piuttosto nette tra le due classi e alcune sono facilmente evidenziabili anche a un esame superficiale.

Ad esempio le braccia: sono sempre molto lunghe rispetto al corpo, serpentiformi e, tra l’altro, prive di solco ambulacrale. I pedicelli poi, quando presenti, non servono alla locomozione, come accade per le stelle e i ricci, quanto invece a consentire la percezione e la cattura del cibo. Le ofiure si muovono grazie alle braccia, molto mobili e prensili, che sfruttano come appiglio ogni asperità e ogni tipo di oggetto sommerso: l'efficacia di un tale modello di locomozione è maggiore di quel che si pensi, visto che le ofiure sono, a tutti gli effetti, gli echinodermi più veloci.

Pubblicato in Biologia Marina