Mercoledì, 25 Febbraio 2009 22:30

Di notte nello Stretto

Correvano gli anni novanta quando il mare di Reggio Calabria offriva la grande opportunità di fare entusiasmanti immersioni notturne alla scoperta dell’incredibile biodiversità dello Stretto di Messina. I cosiddetti fondi mobili, fatti di fango, sabbia o detrito, con tratti di prateria e tratti di scogliera artificiale, erano il regno di una moltitudine di specie di pesci e invertebrati, che di notte posavano in bella mostra nel fascio di luce di quei pochi fortunati che vivevano questa esperienza. La vita esplodeva davvero e a volte si rimaneva increduli di fronte a tanta magnificenza.

All’epoca la fotografia digitale non esisteva e le 36 pose di un rullo non duravano mai fino alla fine dell’immersione. Uno dei posti più belli per le notturne era Archi, alla periferia nord della città. Il fondo di sabbia subito scosceso ospitava una caduta di frangiflutti a cubo che erano diventati substrato per l’insediamento di tantissime creature. Su tutto dominavano enormi spirografi, con tubi chitinosi grossi e robusti, oltre che lunghi, costantemente frequentati da moltissimi tipi di crostacei, da nudibranchi e da pesci insoliti, tra cui meravigliosi cavallucci marini.

Pubblicato in Biologia Marina