Cerianthus mediterranei

Ho imparato a conoscere ed apprezzare gli invertebrati del mare solo dopo aver messo le bombole sulle spalle, nel 1985. L’apnea, per quanto entusiasmante, non consente di osservare i dettagli di alcuni animali, soprattutto invertebrati che vivono a stretto contatto col fondo. Respirando sott’acqua, ho potuto invece studiare da vicino e per periodi relativamente lunghi una fauna che conoscevo solo superficialmente, da apneista. I primi invertebrati a colpirmi furono i celentrati e, tra questi, fui subito attratto dai cerianthus, una delle creature morfologicamente più attraenti ed esteticamente eleganti del mare in generale e del Mediterraneo in particolare.

 

Il cerianto è un animale con corpo delicato e molle, molto simile a quello di un’attinia ma senza il disco pedale. Per sopperire a questa mancanza aderisce al fondo vivendo all’interno dello stesso, in una specie di buca da lui stesso creata, dove il corpo rimane protetto da una guaina membranosa formata da mucosa rappresa, che l’animale secerne spontaneamente e continuamente. Tale rivestimento, coriaceo è quindi particolarmente robusto e fornisce notevole protezione all’animale; conducendo la sua vita nascosto dentro un lungo tubo, una sorta di “fagotto” che sporge dal fondo con la sua porzione terminale, il cerianto apre sovente la sua fantasmagorica corona di tentacoli, disposti in ben quattro file concentriche. Oltre 100 tentacoli, sporgenti da un tubo che si alza dal fondo, conferiscono al cerianto un aspetto decisamente maestoso; tanto bello, quanto resistente e longevo. Pare che l’animale riesca a vivere oltre cent’anni e alcuni esemplari, che ho fotografato nelle acque dello Stretto di Messina e di Lampione a profondità che si aggirano intorno ai 35/50 m e sempre ai margini di scogliere profonde, sembrano non smentire questa ipotesi, a mio avviso molto realistica. Tubi che si alzano anche 20 o 30 cm dal fondo, senza considerare la porzione sepolta e inglobata tenacemente al sedimento, con corone di tentacoli con diametro di oltre 50 cm, possono dare l’idea delle dimensioni massime degli esemplari più anziani.

Ad arricchire l’aspetto già molto bello morfologicamente contribuisce poi la colorazione dei tentacoli, decisamente molto variabile; ho visto cerianti con tentacoli di un viola quasi nero, a tinta unita, con tentacoli color ruggine, arancio, giallo fluorescente, marrone e bianco intenso con apici fluorescenti o meno. Inoltre ho visto cambiare lo spessore dei tentacoli da esemplare ad esemplare, notando in particolare tentacoli più carnosi in quei cerianti con colorito biancastro. A volte i tentacoli presentano le diverse file concentriche di colori diversi, con la fila più esterna bianca o gialla, e le altre file viola o biancastre.

Ma queste sono solo le situazioni più frequenti. Il cerianto tiene aperti i suoi tentacoli sia di giorno che di notte, anche se col buio è più facile che l’estroflessione degli stessi sia maggiore. Predilige fondi di detrito o sabbia, o le aree ai margini delle scogliere, senza disdegnare i margini delle praterie di posidonia, dove mi è capitato di incontrare notevoli concentrazioni di esemplari per metro quadro di fondale. Se sfiorato non necessariamente si ritira all’interno del suo tubo protettivo, ma probabilmente compie uno scatto che porta ad una prima contrazione dei tentacoli, che si arricciano all’estremità, e successivamente si ritira nel tubo, a volte scomparendo alla vista se la sollecitazione subita è eccessiva. Può anche chiudersi direttamente, senza passare dalla fase intermedia della contrazione. Ama i luoghi moderatamente esposti alle correnti, per motivi alimentari, ma non disdegna gli ambienti tranquilli e bui delle grotte, specie quelle con fondi fangosi. Pratica quindi un po’ tutti gli ambienti del mondo sommerso ma, secondo i luoghi e i siti, assume sembianze differenti.

Per i subacquei che volessero osservare o fotografare questi splendidi animali posso offrire alcuni consigli. Innanzi tutto mi preme segnalare la presenza di cerianthus secolari, di notevoli dimensioni e spettacolari soggetti per il fotosub, nelle acque dello Stretto di Messina, sul versante calabro (località: Scilla e Bagnara, profondità compresa tra i 40 e i 60 m), e nelle acque di Lampione, arcipelago delle Isole Pelagie (alla base della scogliera, sulla sabbia, intorno ai 50-55 m di profondità). Non ho trovato cerianti con caratteristiche analoghe in altri luoghi, ma ciò non esclude la loro presenza. Relativamente alle mie ricerche in Mediterraneo e alla mia personale esperienza, ho reperito animali d’ogni tipo, forma e colore nei luoghi più disparati e su fondali d’ogni sorta. Quel che ritengo significativo, tuttavia, sono le presenze di cerianti sui fondali sardi, soprattutto in alcune grotte del litorale roccioso a picco sul mare; i cerianti delle grotte, diffusi ovunque in Mediterraneo, ma molto ben rappresentati in Sardegna, hanno una gran parte del “tubo” che ne contiene il corpo, adagiato sul fondo sabbioso o fangoso, e quindi più esposto. Sembra quasi di vedere delle grosse oloturie (echinodermi noti come cetrioli di mare per via del loro aspetto simile a un cetriolo) con un’estremità rivolta verso l’alto e l’altra che si seppellisce nel sedimento. La parte rivolta in alto lascia sporgere tentacoli a “fontana”, molto belli, lunghi e sottili, di colore nocciola, senape, violaceo, nero o bianco, in una tinta unica e senza zebratura o altri disegni (queste le tinte più diffuse). A volte alcune grotte ospitano assembramenti di cerianti con i loro tubi chitinosi allungati e/o sovrapposti o affiancati, offrendo spettacoli di rara bellezza nel caso si assista contemporaneamente all’apertura di tutte le corone tentacolari. Infine, in base alle osservazione fatte in natura, non ho esitazione nel definire che i cerianti delle grotte, che prediligono il sedimento fine e il buio totale o la penombra, hanno quasi sempre tentacoli più sottili e colorazioni che non si discostano da quelle prima citate.

 

Viceversa i cerianthus che oserei definire “classici”, hanno il corpo quasi completamente sepolto nel sedimento e lasciano sporgere solo la porzione terminale del tubo, quasi sempre in posizione verticale o, al limite, con una qualche inclinazione laterale secondo il tipo di ubicazione sul fondo. I tentacoli sono in genere più carnosi e si assottigliano progressivamente verso gli apici e il colore varia molto, dal bianco verdastro, al verde, al giallo fluorescente, oltre a ripetere tutte le tinte già vista per i cerianti amanti del buio. Esiste un sito nello Stretto di Messina, poco a nord della città di Reggio Calabria, dove ai margini di una spettacolare prateria di posidonia vivono numerosissimi cerianthus di medie dimensioni in soli 6/10 metri di profondità. L’immersione notturna regala qui forti emozioni per coloro che fossero interessati allo studio e all’osservazione di questi celenterati. Scendendo più in profondità, nello stesso luogo e nei dintorni, sui pendii sabbiosi e detritici che puntano decisamente verso gli abissi dello stretto, si possono osservare cerianti isolati di dimensioni medio piccole con sgargianti colorazioni gialle, che risaltano non poco sul sedimento grigio.

Definiti a volte “fiori del mare”, i cerianti sono animali che possono essere osservati molto da vicino dai subacquei e quindi apprezzabili in tutto il loro fascino; gli amanti della fotografia o del video troveranno in lui un soggetto molto interessante oltre che particolarmente fotogenico.

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