Haggi Statti: il "pioniere" Mondo Sommerso 1960

MONDO SOMMERSO 1960

PESCATORE DI SPUGNE: Gerogios Haggi Statti , l'uomo che nel 1913 ricuperò, a 77 metri di profondità l'ancora della "Regina Margherita", non sapeva trattenere il fiato per più di quaranta secondi, ma sott'acqua resisteva per tre minuti e mezzo.

La mattina del 16 luglio 1913 un pescatore di spugne si preparava a tuffarsi da una barcone nella baia di Pegadia, presso l'isola di Scarpanto nel mare Egeo. Poco distante la sagoma maestosa della « Regina Margherita », una nave da battaglia di 1’ classe della Marina Italiana si dondolava nell'acqua appena increspata. Il pescatore fischiettava togliendosi pantaloni e camiciotto e non sembrava minimamente preoccupato per quanto si accingeva a compiere. Eppure la sua impresa doveva essere ricordata come qualche cosa di favoloso.
II fenomeno Haggi Statti: lo chiamarono così. E come chiamare un uomo che scende nudo, senza maschera ne pinne ripetutamente a 77 metri di fondo e vi resta fino a tre minuti e mezzo, impegnato in un lavoro faticoso? Molti oggi conoscono approssimativamente la sua storia: ma  i suoi particolari sono noti a pochissimi. Li riesumiamo, per comodità dei lettori di «Mondo Sornmerso», dai documenti originali della Marina.
Tutto cominciò sulla coperta della «Regina Margherita» che avanzava lentamente nella baia, scandagliando per andare all’ancoraggio. Un sottocapo sulla plancetta gridava il risultato delle misurazioni: « Dieci metri e non tocca! Quindici metri e non tocca, ventinove metri ... trenta metri", trenta metri... trenta metri ». Sembra un fondale adatto e il comandante decide di dar fondo;ma la nave si trova sull'orlo di una fossa profonda più di cento metri, i pochi secondi trascorsi tra l'ordine e l'esecuzione della manovra, portano la prua oltre l'orlo del gradino subacqueo. L'ancora continua a sprofondare con velocità crescente trascinandosi dietro la catena e, all'improvviso il dramma. La catena, strappando la ritenuta, guizza sulla coperta spazzandola con un gigantesco schiocco di frusta: il comandante in seconda Giorgio Proli è ucciso, vari marinai sono feriti gravemente.

Poi gli ultimi anelli passano rombando attraverso l’occhio di cubia e precipitano in mare. L'ancora si adagia a 77 metri di fondo.
Così l’indomani, entra in scena Giorgio Haggi Statti. E' il più esperto pescatore di spugne della zona, e il Comandante l'ingaggia per tentare il recupero.
Ma lasciamo la parola ai testimoni diretti, nella relazione pubblicata dalla «Rivista Marittima» nel dicembre del 1913:
«Per raggiungere le alte profondità, i1 sommozzatore stringe nelle braccia una sua pietra quadrilatera piatta, pesante kg. 14.500, che misura cm. 30x40 di superficie legata ad un sagola che viene tirata ed alata dall'imbarcazione dove sono tre suoi aiutanti. Tale pietra gli serve da timone con l'inclinazione che egli le dà per raggiungere il punto voluto.
Quivi egli rimane in qualche modo ancorato sulla pietra mediante una codetta che da una parte è fissata al suo polso sinistro, dall'altra ad una radancia che scorre sulla sagola cui e legata la pietra. Per risalire a galla non abbandona la pietra, ma con opportuno segnale, è tirato su dai suoi assistenti che ciò fanno a grandi bracciate».
Le operazioni si svolsero in quattro giornate consecutive in buone condizioni di mare. Dopo essersi allenato, il primo giorno, con sei immersioni a profondità crescenti da 45 a 60 metri, all'indomani Gjorgio Haggi Statti scese cinque volte nelle vicinanze della catena, che giaceva su un fondo fangoso a forte pendenza. Nella seconda immersione, a 64 metri, cercò di Incocciare un rampino sopra uno dei maniglioni, ma, disturbato dal fango scivolò, e la pietra lo trascinò giù fino ad 84 metri. Tornò a galla, ridiscese, e riuscì a fissare un altro rampino alla catena.
Nel terzo giorno, altre sette immersioni: quasi tutte sul maniglione capotesta della catena, a 77 metri Nell'ultima, Haggi Statti facendo mollare e poi mettere in forza un cavo di acciaio munito di gancio, già infilato su una ghia legata ad uno dei maniglioni superiori, riuscì a incrociarlo sul capotesta: da quel momento fu possibile cominciare a recuperare alcuni metri di catena, sollevandola a mezz'acqua. Nell'ultimo giorno, con altre tre immersioni, il sommozzatore solitario riuscì ad infilare uno sbirro poco lontano dal capotesta e a mettervi in forza un altro cavo. Da quel momento il recupero non presentò più difficoltà.
Ed ecco il rapporto del medico di bordo: «Haggi Statti Georgios, nativo di Simi, pescatore di spugne di 35 anni e ammogliato con 4 figli, tutti sani e viventi. Alto metri 1,70, pesa 65 kg. perimetro toracico 0,92. essendo 0,98 quello corrispondente alla massima inspirazione e 0.90 quello della massima espirazione, di colorito castano, piuttosto magro, ha uno sviluppo muscolare regolare.
«Per quanto all’esame si constati un notevole enfisema polmonare, tuttavia la parte alta del torace non ha ancora raggiunto rilevanti proporzioni, pur essendo alquanto convessa e rigida. I toni del cuore si percepiscono lontani, ma regolari»
«Polso 80 a 90, atti respiratori da 20 a 22. Nulla dl anormale nel sistema nervoso ne nel sistema pupillare ... Funzione auditiva ridotta, per mancanza assoluta di una delle membrane del timpano, residui nell'altra. Non ha sofferto di alcuna malattia... (salvo"un tracoma regresso in seguito ad atto operatorio). Accenna solo a dolori alla colonna vertebrale e li sopporta rassegnatamente»
«Invitato a trattenere un respiro nell'ambiente ordinario, si oppose da principio, dicendo che l'esperimento non poteva avere valore perché sott'acqua resisteva assai di più. Infine vi si sottopose, e risultò che la sua capacità in queste condizioni giungeva appena a 40 secondi. Nelle operazioni di recupero innanzi descritte egli è sceso a profondità. variabili da 40 a 60 ed anche ad 80 metri trattenendosi sott'acqua da minuti 1,30 a 3,35: assicura di avere raggiunto i 110 metri e di potere a 30 metri resistere persino 7 minuti»
«Da qualunque immersione lo statti è uscito nel pieno vigore delle sue forze e lo dimostrava la maniera con la Quale saltava nell'imbarcazione e vi rimaneva senza l'aiuto dei suoi aiutanti. Subito dopo si liberava dell'acqua penetrata nel naso e nelle orecchie, Interrogato sui fenomeni che sente durante le immersioni, dice di non avvertirne alcuno; probabilmente, abituatovi dall'infanzia, non li percepisce; solo, afferma di sentire tutta la pressione sulle spalle. Sugli occhi, nulla. Afferma, pure che a 80 metri, per quanto la luce sia diminuita, se l'acqua è limpida ci si vede abbastanza per lavorare ».
Il rapporto medico conclude cercando di spiegare le straordinarie capacita di Haggi Statti col progressivo allenamento, cominciato fin da bambino nella ricerca delle spugne. Ma per spiegare la differenza fra i 40 secondi in cui riusciva a trattenere il fiato in superficie e il tempo che poteva trascorrere sott'acqua, il medico del 1913 azzarda un'ipotesi singolare: «….una certa respirazione cutanea dell'aria disciolta nell'acqua, favorita forse dalla pressione».
Che ne direbbero Bucher o Marcante?
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