Diario Australiano

FONTE: (dal sito di Giovanni Marola) di Giuseppe Cabras

Kangaroo Island, l’isola dei canguri, per grandezza la terza in Australia, dista meno di 16 chilometri dalla terraferma; qui la gente sembra vivere in un’altra dimensione perché tutto è sereno, cordiale e familiare anche per il turista che arriva da lontano.

Un piccolo aereo di linea collega l’isola con Adelaide; il volo, di circa 25 minuti, consente di apprezzare le dimensioni e la natura della sua terra, dove si alternano piccoli deserti rossi, campi coltivati, paludi e scogliere selvagge; l’unico impedimento è il bagaglio, perché nella minuscola stiva dell’apparecchio in questione non c’entra quasi nulla, ed io ne ho circa 150 Kg !



Nell’interno il paesaggio è prevalentemente arido; il "bush", la macchia locale, resiste ad elevate temperature e a lunghi periodi di siccità, offrendo tuttavia alla vista bellissimi fiori e forme inaspettate.
La campagna, rigogliosa e ben tenuta, evoca immagini anglossassoni di ottocentesca memoria.
Colonizzata più di cento anni fa da marinai fuggiti dalle baleniere inglesi, l’isola è oggi un posto veramente ospitale, dove sorrisi e gentilezza si sprecano.

Il nostro viaggio inizia con un tour dell’isola a bordo di un lussuoso fuoristrada, attraverso la multiforme natura isolana; questo ci da modo di apprezzarne i molti aspetti ma soprattutto la vista delle scogliere accresce in noi il desiderio di esplorare, almeno in parte i fondali di Kangaroo.
Due sono i diving disponibili sull’isola: dall’Italia abbiamo prenotato quello più conosciuto, a Kingscote, circa 60 Km a nord-ovest dall’aeroporto.
L’apparenza a volte inganna; il primo impatto col "diving" ci lascia un po’ disorientati perché i nostri accompagnatori ci conducono in aperta campagna, proprio nell’aia di una fattoria.
Jim Thiselton, il titolare, scortato dal suo cane ci viene incontro per fare gli onori di casa: è un tipo singolare, assomiglia incredibilmente a Janez, il fedele compagno di Sandokan!
Tutto si risolve in brevi convenevoli in inglese, dopodichè le nostre attrezzature vengono caricate su un vecchio camion fuoristrada col quale percorriamo un sentiero disastrato ma affascinante che in una mezz’ora ci conduce alla baia (scavata a colpi di ruspa dal buon Jim), dove ci aspetta un catamarano fuoribordo.

Il mare è appena mosso, saltiamo sulle onde a gran velocità fino a raggiungere un enorme arco di roccia che denomina la prima immersione: "The Arch".
Ci immergiamo rapidamente nell’acqua freddina (15° C), la visibilità è di circa 20 metri, e partiamo subito alla ricerca dei Sea-Dragons (Phyllopteryx Taeniolatus), pezzo forte dei fondali di Kangaroo; dopo poco la nostra guida ce ne indica uno che tenta di nascondersi tra la vegetazione, e senza difficoltà scatto alcune Foto del curioso animale.
Più tardi ne scorgiamo altri; nuotano molto lentamente risultando quindi molto Fotogenici e disponibili per scatti multipli, qualità che non avrei riscontrato nelle altre velocissime creature presenti in abbondanza.
I maschi trasportano le uova incollandole al proprio corpo, per meglio proteggerle dai predatori, dimostrandosi padri premurosi.
Passando sotto il suddetto arco, l’improvvisa oscurità non ci impedisce di scorgere la sagoma di alcune foche della Nuova Zelanda che si tuffano per osservarci, rendendoci partecipi della loro festosità.
L’immersione, poco profonda, ci permette di restare in acqua a lungo, sballottati dalla risacca, per osservare le foche più da vicino.
Dopo una breve sosta di superficie, un piccolo spostamento ed uno spuntino, eccoci pronti per il secondo tuffo, stavolta a "Pissy boy rock", la traduzione del nome la lascio a chi legge; un gruppetto di leoni marini, endemici dell’isola, ci aspettano pigramente sdraiati al sole.
E’ un attimo: dopo pochi secondi dal nostro tuffo sono tutti in acqua e ci guizzano attorno, sfiorando le laminarie ed evitandoci per pochi centimetri, incuriositi dalla nostra goffa presenza.
Scatto molte Foto, in luce ambiente, anche ai "Blue groopers", grossi pescioni socievoli che, per niente turbati, si mettono in posa e si fanno addirittura toccare.
L’acqua limpida rende piacevole il mio compito e il 20 mm si rivela una scelta azzeccata, così finisco rapidamente il rullino.
Al termine dell’immersione i leoni marini ci seguono fino alla barca, , forse dispiaciuti di perdere i nuovi compagni di giochi.
Jim ci assicura che nonostante la presenza di foche e leoni marini, gli squali sono molto rari da quelle parti; ci racconta inoltre di avere a disposizione alcuni relitti non molto profondi, purtroppo però il tempo stringe, altre immersioni ci attendono lontano da Kangaroo e a malincuore salutiamo il nostro anfitrione, promettendoci di tornare presto, non prima comunque di aver acquistato qualche gadget dalla sua singolare azienda.

COME ARRIVARE A KANGAROO:
Con il traghetto: da Cape Jervis, circa 80 Km da Adelaide, 4 partenze giornaliere, possibilità di traghettare l’auto, 1 ora di navigazione fino a Penneshaw, estremità orientale dell’isola.
Con l’aereo: da Adelaide con i voli di linea della Kendell Airlines, 2 voli giornaleri.

SULL’ISOLA:
A Kangaroo le sistemazioni sono di tipo bed & breakfast , in case private molto graziose dove il servizio è ineccepibile e l’atmosfera davvero familiare.

Seaview Lodge (H H H H )
Willoughby Road, Penneshaw 5222, telefono 08 0553 1132, fax 08 8553 1183,
proprietari Neil & Sue Schultz

Muggleton Moles B&B (H H H H )
PO Box 350, Penneshaw 5222, telefono 08 8553 1030, fax 08 8553 1290,
proprietari Rohan & Sandra Muggleton-Mole

Emu Bay Holiday Cabins (H H H )
PO Box 27, Kingscote 5223, telefono/fax 08 8553 5241,
proprietari Des Gill & Anne Connolly

DA NON PERDERE:
L’arrivo, ogni sera dopo il tramonto, di centinaia di pinguini di Cook sulle spiagge di Penneshaw.

SOTT’ACQUA:
Adventureland Diving
, Penneshaw 5222, telefono 08 8553 1072
Kangaroo Island Diving Safari, Telhawk Farm RSD 451 Kingscote 5223, tel/fax 61 8 8559 3225
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Http://kidivingsafari.com


Dopo Kangaroo ci attende un lungo trasferimento aereo verso Townsville, punto di partenza per la crociera con la nota flotta di Mike Ball Dive Expedition.

Devo dire che il servizio si è poi rivelato adeguato al prezzo da pagare; l’itinerario comprendeva immersioni sul Great Barrier Reef, sui reef di Flinder nel Mar dei Coralli e sul mitico relitto dello Yongala, mentre la vita a bordo si è svolta in totale comfort.

La nave, un moderno catamarano d’alluminio di circa 30 mt., SPOILSPORT, è una delle tre unità di cui Mike Ball si avvale per le sue crociere in Australia e Papua Nuova Guinea; veloce e stabile, dopo una prima notte di "rumba" dovuta al mare non proprio calmo, ci ha trasportati sui primi siti d’immersione della Great Barrier.

Fin dal primo tuffo il fondale, che in altre note località subacquee mostra sui propri coralli i segni di un’utenza poco accorta, ci è apparso intatto e ricco di pesce; spesso siamo stati visitati da curiosi squali di barriera o da trigoni, i passaggi di pesci pappagallo sarebbero divenuti una piacevole routine, e tra la microfauna, nudibranchi, gobidi e paguri senza scomporsi si sono lasciati ritrarre dalla mia Nikon.
Di notte la vita del reef cambia aspetto, ed i pesci che siamo abituati a vedere di giorno lasciano il posto a grosse aragoste, schive ofiure, crinoidi finalmente distesi, una nuvola pungente di Krill che si fa sentire sulla pelle e qualche piccolo squalo, i cui occhi brillano nell’oscurità, illuminati dalle nostre torce.
L’acqua è meno limpida sulla barriera, a causa della vicinanza con la terraferma, così arrivati a Flinder’s Reef, un atollo semiaffiorante di vaste proporzioni, al grido "dive time!" ci tuffiamo rapidamente scoprendo più di 60 metri di visibilità alla quale non siamo certo abituati in Italia.
La corrente è forte ovunque, l’equipaggio attrezza i punti d’immersione con sagole per la risalita dopo un briefing molto dettagliato; ciò non è sufficiente a mia moglie Gianna per risparmiarsi de?lle sfacchinate ogni volta che ci immergiamo, poiché la costringo a posare in continuazione per le mie Foto, apparentemente immobile e rilassata, costretta invece a pinneggiare con forza controcorrente per nascondersi dietro un "bommie" o per inseguire un bel platax che non vuol saperne di fermarsi.
Ogni luogo ha un nome curioso: Watanabe Pinnacle, meravigliosa torre disseminata di enormi alcionari, con grotte che nascondono moltitudini di pesci tuttaltro che timorosi, Cod Wall, 45 metri di fondo sull’orlo di un baratro che supera i 2000, dove l’unica cosa che non vediamo sono le cernie, e ancora Tawriffic, un’altra torre, Trigger happy, Grey Beards con i suoi coralli a ventaglio che ricordano lunghe barbe, Scuba Zoo, attrattiva un po’ "americana" ma di sicuro effetto che consiste nell’osservare il pasto di una miriade di squali da dietro le sbarre di robuste gabbie metalliche, The Whaler, splendido "garden" poco profondo e luminoso dove incontriamo le mante, ed infine, il relitto dell’ S.S. Yongala, splendido scafo avvolto dal mistero di una tragedia, i cui resti sono conservati gelosamente da coralli e pesci enormi in un’acqua decisamente torbida, il più delle volte.

Da quella terribile notte del 1911, dove la bella nave a vapore naufragò, letteralmente travolta da una tempesta che ne strappò via il ponte superiore, i resti (umani e ferrosi) sono custoditi dal mare e dai suoi taciturni abitanti in una tomba d’acqua che lentamente ha ricoperto la tragedia di vita.

In quattro immersioni consecutive possiamo osservare abbastanza a fondo questa barriera artificiale ricchissima di vita, nascondiglio per miriadi di pesci, serpenti, razze e mante, pattugliata da cernie di dimensioni impressionanti che si muovono appena, alla vista degli intrusi.
Un timore reverenziale assale il visitatore che come me "profana" il relitto in cerca di immagini da riportare a casa, il ricordo di quelle immersioni e di quel nome scritto in ottone sulla prua restano scolpiti nella memoria.
L’oscurità che avvolge la S.S YONGALA rende spettrali le strutture della nave, tra le quali si muovono grossi pesci che sembrano materializzarsi dal nulla; scattare Foto qui è sicuramente eccitante, ma per nulla facile !
Al termine del viaggio sono stati raccolti moltissimi ricordi e un gran numero di immagini; quello che abbiamo notato è soprattutto un amore ed un’attenzione per l’ambiente sottomarino da parte degli operatori del settore ma anche dai suoi comuni fruitori che permetterà alle creature magnifiche che lo popolano di viverlo pienamente ancora molto a lungo; sappiamo così che il giorno che faremo ritorno in questi luoghi, niente o quasi sarà mutato, ancora disponibile e splendido ai nostri occhi di forestieri.

INFORMAZIONI:
Mike Ball Dive Expeditions Australia
252 Walker Street Townsville Qld 4810, Tel: (07)4721 2152
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Home Page: http://www.mikeball.com

DALL’ITALIA:
Mike Ball Dive Expeditions Australia
Ufficio in Italia: Australian Connection
Via Mazzini 13 – 61011 Gabicce Mare (PS), Tel: 0541/958197 – Fax 0541/967129 Cell. 0348/2245020
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Home Page: http://www.bepop.it/connection

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