San Vito Lo Capo

Quando per la prima volta mi avvicinai a San Vito Lo Capo e mi si presentò davanti agli occhi il paesaggio di quel lembo di terra siciliana compresa tra il golfo del Cofano a ovest e il promontorio dello Zingaro a est, rimasi letteralmente ammaliato dalla suggestione di quei luoghi e da allora, tutti gli anni, ritorno a San Vito per osservare paesaggi emersi e sommersi di uno di quei posti che oggi è nell’elenco dei miei preferiti.

Ricordo ancora il forte maestrale che mi accolse quel giorno di settembre del 1998, quando mi fermai per forza di cose ad osservare la Baia di Macari e il Monte Cofano, dove i marosi colpivano violentemente la scogliera creando intriganti scenari scanditi dal rumore del mare in burrasca.
Una luce magica mi offrì l’opportunità di scattare una valanga di immagini belle, forti, d’impatto, ma mi impedì di andare sott’acqua, almeno all’inizio di quel periodo da dedicare al mare e alla prima edizione del Festival del Cous Cous, per il quale ero stato inviato come giornalista dalla rivista Aqva.
Presto il vento allentò la sua forza e così iniziai le immersioni in quel lembo di mare antistante la baia della Tonnara del Secco, ai piedi dell’imponente Monte Monaco, dove tra secche, grotte, pareti e relitti, ebbi modo di scoprire un mondo nuovo, un Mediterraneo diverso. Il tutto grazie a Mauro e Susan, due personaggi all’epoca punto di forza dell’Argonauta Diving Center e oggi titolari dell’Hippocampus Diving.  
Son tornato a San Vito anche adesso, lo scorso giugno, ed ho pensato di spendere due righe per raccontare di quei magici fondali, che ancora oggi offrono grandi emozioni all’osservatore attento e amante del Mediterraneo (concetto, questo, che ribadisco più volte, visto che non è facile, a quanto pare, trovare, tra i subacquei di oggi, amanti del Mediterraneo nel vero senso della parola).
Dividendo per praticità i diversi punti d’immersione per tipologia, vediamo di scoprire insieme quali siti possiamo selezionare per cominciare a conoscere il mondo sommerso nei dintorni di San Vito Lo Capo. Iniziamo dalle grotte, cavità che si aprono numerose lungo le pareti costiere a picco sul mare o lungo alcune pareti sommerse poste a una certa distanza dalla battigia, per poi proseguire con pareti o cigliate, le splendide secche e i due relitti, il Kent e il Capua.


GROTTE

Grotta delle Colonne

Lungo la parete della scogliera che si snoda vicino alla spiaggia dell'Uzzo (vedi cartina), a circa 18 m. di profondità, si apre quella che viene definita grotta dell’acqua dolce, per via di alcune sorgenti che affiorano proprio all'interno della cavità, offrendo all’osservatore subacqueo quei fenomeni di annebbiamento e movimento insieme che segnalano il miscelarsi di acqua dolce e salata.
La grotta, larga oltre 20 mt, si addentra per circa 50 mt dentro la parete fino ad allargarsi in una camera ampia circa 80 mq, dove è possibile emergere e ammirare uno spettacolo insolito e accattivante, purché muniti di valide fonti di luce artificiale. La camera, con aria perfettamente respirabile, presenta fenomeni di infiltrazioni di acqua piovana insieme alle acque di sorgente. Molto interessante dal punto di vista geologico, è eccezionale per scattare foto sub d’effetto. Lungo la strada di accesso che conduce alla camera più interna, lateralmente alla grotta si possono ammirare eleganti corvine che scivolano all’interno di fenditure orizzontali dove difficilmente il sub riesce ad accedere. Tuttavia, visti i numerosi passaggi e cunicoli, giocando d’astuzia si potrebbe riuscire ad avvicinare qualche pesce per scattare una foto; cautela ed esperienza giocano un ruolo fondamentale nell’azione di avvicinamento a pesci come questi, lenti nel nuoto ma incredibilmente furbe a abili che a volte sembra che svaniscano nel nulla…


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Grotte dell’arco

Accanto alla grotta dell'acqua dolce, seguendo il fondale che cade, con grandi massi e una discreta parete, dai 6 m verso i 35, si trova un’ampia apertura che conduce a una rientranza, profonda oltre 15 m e larga circa 20. Curiosando tra le fenditure laterali di questa grotta a fondo cieco si rintracciano aragoste di piccole dimensioni, scorfani anche grossi ma soprattutto sciami di gamberi rossi, che godono dell’ombra dell’ampia cavità, caratterizzata però da un grande foro sul tetto, simile ad un arco passante (da qui il nome dell’antro); da tale apertura, nelle ore giuste, la luce filtra dall’alto verso il basso creando uno spettacolo accattivante. Poche le gorgonie presenti, mentre molte le anfrattuosità popolate da pesce stanziale, molluschi e crostacei.


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Grotta Perciata

L'immersione che ci conduce alla visita di questa grotta si snoda lungo una parete, a circa 15/18 m di profondità, lungo la quale si apre l'ampio ingresso dell’antro ad una profondità di circa 12 m. Penetrando verso l’oscurità si notano i fori e le spaccature sulla volta, talmente numerosi da determinare il nome “perciata”, che significa bucata in dialetto siciliano. La volta offre splendidi tagli di luce che, grazie anche alla bassa profondità, consentono la visita interna anche senza l'uso della torcia. Notevoli i gruppi di anthias all’ingresso e belli gli scorci per i fotosub, specie se si osserva il contesto dall’interno con lo sguardo rivolto all’esterno…


Grotta dei gamberi

A circa 40 m di profondità, sul fianco di una parete obliqua, si apre l’ingresso di quella che rappresenta la grotta posta a maggior profondità in queste acque; l’antro, molto vicino alla costa e facile da raggiungere partendo da terra, ospita una quantità notevole di gamberetti e non è raro incontrare astici ed aragoste nelle zone più buie. Le anguste vie di accesso, il fondo fangoso e il poco spazio per i movimenti del sub rendono questa immersione piuttosto impegnativa. Seguendo l’andamento del fondo in lieve pendenza e una volta raggiunta la cigliata, procedendo lungo la parete, non sarà difficile scorgere l’oscuro ingresso di questa cavità non molto ampia: penetrando con cautela, un sub alla volta, gamberi a parte potrebbe essere possibile incontrare un grosso astice a guardia del suo buio e sicuro rifugio. L’incontro con l’astice, che mette in mostra le sue possenti chele per mettere in guardia il nemico, è ogni volta una bella esperienza oltre ad essere quasi “simbolo” di alcune grotte mediterranee dove il buio è il fango sono dominanti insieme all’acqua fredda.


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Grotticelle di Cala Rossa

Tra le grotte dei fondali di San Vito non posso non menzionare le piccole grotticelle alla base della vasta secca di Cala Rossa, due piccoli antri densamente popolati da gamberi rossi ed altri crostacei. Non si tratta di grotte grandi ma di piccole cavità, ma ritengo doveroso menzionarle non solo per l’incredibile quantità di gamberi ma anche e soprattutto per la notevole biodiversità di fauna bentonica, rappresentata da specie incrostanti molto colorate; è consigliabile, e la regola vale per tutte le grotte, non rimanere a lungo all’interno delle camere per non danneggiare, con lo scarico dell’autorespiratore, la fauna che aderisce al substrato della volta.


PARETI

Parete della Tonnara

Esiste una parete verticale che da 3 m arriva fino ai 30/35 m di profondità, con grandi faraglioni di roccia che si stagliano sul bianco fondale sabbioso. Ci troviamo sui fondali antistanti i ruderi della vecchia tonnara. Particolare è la luminosità, anche oltre i 30 m di profondità, che consente quasi sempre buone riprese fotografiche. L'immersione si caratterizza per l'itinerario fra le formazioni rocciose alte oltre 10 m. Fra le fessure della parete verticale troviamo immancabilmente murene, cernie ed altro pesce stanziale.


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Pareti di Torre Solante

A pochi metri dalla costa, sotto Torre Solante a Punta dello Scieri, si scende fra vari cambi di profondità fino a 30/40 m, lungo una parete che continua la sua corsa verso la profondità. Interessante per il pesce pelagico, il luogo è stato spesso segnalato la presenza di grandi cetacei (capodogli) che passano vicino la costa nella loro rotta che li porta verso le acque della Riserva dello Zingaro. Il fondale è molto vario, lambito occasionalmente da correnti e si possono fare diverse immersioni di un certo interesse.


Parete di Calampiso

A pochi metri dalla costa, sotto il villaggio turistico di Calampiso ci immergiamo seguendo l'andamento graduale delle rocce verso le profondità. Arrivati a circa 35 m troviamo un paesaggio luminoso per la luce che si riflette sulla sabbia. Lungo la discesa vi sono le caratteristiche presenze del mare Mediterraneo, con i pesci stanziali (cernie murene, gamberi, aragoste ecc.) e le gorgonie che ricoprono a tratti il fondale roccioso.


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Parete del Firriato e lago di Venere

La caratteristica caletta del lago di Venere è il luogo di partenza di diverse immersioni, caratterizzate da scogli isolati, grotte, passaggi, archi, che permettono di scegliere molti itinerari adatti alle diverse esigenze fotografiche, naturalistiche, ricreative in generale. Le profondità variano a seconda dell'itinerario scelto fino ad arrivare ad oltre 35 m. Questo luogo, utilizzato spesso dai diving per le immersioni in notturna, regala sempre inaspettate emozioni, per le grandi e sospettose cernie che abitano i numerosi cunicoli, e per i calamari che di notte, attirati dai fari, risalgono curiosi dal fondo.


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Parete di Punte Negra

punta negra.jpg A meno di 100 m dalla costa, nello splendido scenario del Golfo di Macari, si trovano diverse pareti sommerse prospicienti Punta Negra, con gradoni e salti che conducono fino ad oltre 50 m di profondità. L'immersione è ricca di incontri, sia per il pesce stanziale (cernie, aragoste ecc) sia per le colonie di gorgonie che popolano il fondale. Bella la luce per via del fondale di sabbia sottostante, altamente riflettente. Il luogo d'immersione consente 2-3 itinerari, tutti diversi e molto suggestivi.



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Pareti di Monte Cofano

A pochi metri dalla costa, sotto il fantastico Monte Cofano, troviamo diversi luoghi d'immersione, interessanti per la presenza di pesce sia pelagico che stanziale. Le profondità variano nei diversi itinerari, dai 15-20 m ad oltre 40 m. Come tutte le immersioni su pareti quasi verticali, si vive la suggestione di luoghi magici che sprofondano sotto il sub che si lascia andare verso l’abisso…


SECCHE

Secca delle Cataratte

Il punto d'immersione è vicino al relitto del Kent, nel golfo della tonnara di S. Vito. La sommità della secca è a circa 20 m. Scendendo e seguendo le varie fenditure, popolate da molte murene, si arriva ad oltre 35 m di profondità. Ricchissima di rosse gorgonie (la più ricca sotto questo aspetto), è abitata sia da pesce stanziale (cernie, murene, musdee, scorfani ecc.) che pelagico (ricciole, dentici, palamite); seguendo uno dei tanti itinerari che si possono affrontare sul fondo, si arriva su grossi scogli tipo faraglioni, tra i 30 e 50 m di profondità. Con angoli particolarmente suggestivi, la secca offre eccezionali spunti per fotosub esigenti.


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Secca di Cala Rossa

A circa 500 m dalla costa del golfo della tonnara di S. Vito si trova la sommità della secca detta di Cala Rossa, a circa 13/15 m di profondità; qui troviamo subito una grande ancora, di quasi 2 m di altezza, utilizzata per le reti della tonnara e abbandonata tra le rocce in posizione verticale. Seguendo la parete della secca scendiamo fino a circa 30 m, dove troviamo una profonda fessura nella roccia, habitat ideale di gamberi ed altri pesci. Interessate per gli scorci fotografici che offre, la secca regala spesso incontri sorprendenti con branchi di ricciole ed altri pesci pelagici che dai fondali adiacenti ad oltre 40 m risalgono verso sommità della secca per cacciare. Belle le gorgonie lofogorgie, dall’esile struttura, presenti sul fondo sabbioso tra i 40 e i 50 m lateralmente alla secca.


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Secca del Faro

Il luogo d'immersione è a circa 1 miglio dal faro di S.Vito verso nord. Il cappello della secca è a circa 20 m di profondità. Il fondale è costituito da grandi formazioni rocciose intersecate da fenditure che sono ideale habitat di pesci pelagici e stanziali. E' ricoperta da gorgonie ed altri formazioni che rendono l'immersione ricca di incontri suggestivi, vista anche la distanza dalla costa e la scarsa praticabilità del luogo a causa dei venti e delle correnti che spesso lambiscono la punta.


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Scoglio dello Scialandro

sub3.jpgLa secca si trova nel golfo di Macari a poco meno di un miglio dalla costa. Essa risale dai fondali circostanti dai 40/50 m di profondità verso la superficie, causando nel passato numerosi naufragi, come testimoniano i molti frammenti di anfore sparsi tutto intorno. E' interessante come habitat per i pesci pelagici e stanziali sia per gli interessanti resti di anfore soprattutto del periodo romano.
Perfetta per foto sub e per chi è interessato a vedere antichi reperti di archeologia subacquea.



Relitto del Kent

kent.jpgIl Kent era un cargo battente bandiera cipriota, di 783 tonnellate di stazza, partito da Siracusa il 30.6.78, diretto a Brindisi e da qui ripartito il 5.7.78 diretto in Nigeria. Tre giorni più tardi, mentre era alla fonda nel golfo della tonnara di San Vito, un incendio scoppiato nella sala macchine costringe l'equipaggio, composto da circa 10 persone, a lasciare la nave. Il giorno dopo l’incendio lo scafo comincia ad imbarcare acqua e ad inclinarsi su un fianco: lentamente, ancora legato alla catena dell’ancora, il Kent inizia a inabissarsi, via via sempre più velocemente, scivolando dentro l'acqua in modo composto. La zona di poppa è la prima ad urtare sul fondo: l'impatto smuove l'aria intrappolata negli ambienti sottocoperta e le enormi bolle raddrizzano lo scafo, facendolo adagiare sul fondo in assetto di navigazione più o meno perfetto. Col Kent affonda anche il suo carico: 20 tonnellate di sacchi di palline di polietilene, 1400 kg di sigarette e 32 tonnellate tra zampironi e corani (da qui il nome di “nave dei corani”). Questi ultimi, contenuti in due containers di legno, per la diversa velocità di discesa sul fondo, vanno ad adagiarsi una manciata di metri più avanti dell'ancora. Il fondo su cui la motonave giace è composto da sabbia e rocce e oscilla tra i 45 e i 51 metri; le strutture iniziano a –37 e ci si può mantenere agevolmente entro i 45 metri per visitarne la maggior parte. Pesce pelagico (palamite, ricciole) e pesce stanziale (molti scorfani, qualche cernia, murene, gronghi, perchie, anthias) fanno da cornice a un relitto molto concrezionato da invertebrati incrostanti, che creano suggestive quinte colorate. Sciami di gamberi rossi completano un ambiente molto ricco che rende l’immersione interessante sotto tutti i punti di vista.



Relitto del Capua

Capua.jpg La motonave Capua è affondata durante la seconda guerra mondiale, durante la navigazione da Trapani a Palermo mentre trasportava materiale bellico (munizioni). Il suo relitto, lungo circa 45 metri, giace oggi anch’esso, come il Kent, in assetto di navigazione, poggiato sulla sabbia che alla massima profondità è di 36-37 metri. Il relitto non è interessante come quello della nave dei corani, sia per la presenza di strutture fatiscenti e non particolarmente spettacolari, sia per la ridotta biodiversità; al tutto si aggiunge l’acqua spesso torbida e la presenza di pochi colori smorzati. Gran parte delle strutture sono state poi rovinate del vasto incendio che ne causò l'affondamento, il 27 aprile del 1943.
Piccole ramificazioni di gorgonie gialle si sono insediate sullo scafo. Trovando spazio tra le alghe abbondanti. Si vede ancora la massiccia catena dell'ancora, stipata nel pozzetto, e alcuni resti di cassette che un tempo contenevano munizioni. Il fine e denso sedimento ricopre la maggior parte dello scafo, rendendo non semplice la perlustrazione.
In sala macchine si trovano tubi volanti e cavi sparsi ovunque, tutti avvolti dalla da un dominante color ruggine. L’elica è stata asportata assieme al timone in epoca successiva all'affondamento: rimane però il suo asse, oramai colonizzato da svariati organismi. Sulla coperta gran parte delle strutture in legno della nave sono in stato avanzato di deterioramento e lasciano intravedere l'ambiente sottostante. Solo le parti metalliche sembrano resistere ancora, ma non per molto, all'azione del tempo e del mare. Gli alloggi di prua sono del tutto vuoti e privi di interesse e l’unica attrattiva può essere rappresentata dalle stive e da qualche vecchio grongo che non di rado si lascia intravedere, prima di sparire negli spazi più bui e impenetrabili.


Testi, foto e disegni di Francesco Turano


I disegni pubblicati (riproduzioni parziali degli originali), realizzati dall’autore e protetti da copyright, sono utilizzati dal diving center Hippocampus di San Vito Lo Capo;
E' vietata ogni forma di riproduzione e utilizzo, soprattutto da parte di altri diving.

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