Progetto Archeomar: un tesoro nei fondali

E’ ormai passato un anno dall’inizio del primo censimento marino nelle acque del sud Italia e cresce l’attesa su ciò che - è proprio il caso di dirlo - “emergerà” dalle profondità dei nostri mari nei prossimi mesi, quando le ricerche termineranno e verranno resi pubblici i risultati.


Il progetto “Archeomar”, entrato ora nella sua terza ed ultima fase, nasce lo scorso maggio, con l’obiettivo di censire i beni archeologici sommersi nei fondali marini delle coste delle regioni Campania, Basilicata Puglia e Calabria. L’evento rientrò tra le iniziative a carattere scientifico e di valorizzazione organizzate dalla Direzione dei Beni Archeologici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e fu presentato dallo stesso ministro Giuliano Urbani.

L’originale progetto è uno degli strumenti più innovativi volti alla conoscenza delle nostre acque, e conta di fornire, alla fine, una mappatura completa di chi abita i nostri fondali. Nella sua prima versione, la ricerca è dedicata unicamente alla scoperta di reliquie marine presenti nei mari del sud dello Stivale, ma già è stato precisato che qualora si riveli un successo il Ministero per i Beni e le Attività Culturali è pronto a finanziare nuove risorse per estendere lo studio su base nazionale.

Le attività sono condotte utilizzando le tecnologie più sofisticate, servendosi anche di un nuovo coordinamento nazionale per lo sfruttamento dei dati informativi già in possesso dei vari ricercatori, fino allo scorso anno privi di una vera integrazione. Il progetto non è, a dire il vero, il primo tentativo di realizzare una vera e propria lista del patrimonio archeologico subacqueo italiano ma è unico per via del suo approccio onnicomprensivo.  

Servendosi delle 3 navi oceanografiche con laboratori a bordo, di un piccolo sottomarino modernissimo adatto per le immersioni fino a quasi 600 metri di profondità, e altri mezzi per sfidare gli abissi, gli esperti hanno fino ad ora individuato quasi 700 possibili siti archeologici, di cui ne verranno indagati più di 300. Si tratta soprattutto dei relitti delle navi greco-romane, affondate ormai da millenni ma conservate ancora in ottimo stato, alle quali si affiancano aerei, battelli, sottomarini delle due guerre mondiali.

Sono stati ritrovati anche degli interessanti manufatti, come quelli presentati lo scorso agosto a Capri dallo stesso Ministro Urbani. Si tratta di anfore del I secolo a.C., depositate a circa 130 metri di profondità, che nell’antichità erano utilizzate per trasportare frutta e salse di pesce. Sono state trovate anche due ancore di piombo provenienti probabilmente, insieme alle anfore, dalla lontana Tripoli.


Restano ancora 6 mesi d’attività prima che scadano i diciotto mesi stabiliti inizialmente per il progetto e che finiscano i 7,5 milioni di euro stanziati dal Ministero. Il più ormai è stato visitato, ma dalle profondità del mare ci si attende sempre qualcosa di stupefacente. Nel frattempo ci si accontenta dei risultati già ottenuti, visto che costituiscono un importantissimo bacino di informazioni che saranno a disposizione non solo degli studiosi italiani, ma degli archeologi di tutto il mondo.

Letto 1617 volte