Mute stagne ... quali e come!!

Non ci sono dubbi, da circa dieci anni l’uso anche in immersioni non professionali della muta stagna ci ha permesso di migliorare le nostre performance subacquee. Più immersioni in inverno, tempi in acqua molto lunghi, aumento della sicurezza dovuto ad una minor dispersione calorica, possibilità di svolgere più di un immersione al giorno anche in acque particolarmente fredde e perché no, maggior confort fuori e dentro l’acqua.
Fortunatamente, dai più, sono stati risolti anche quei problemi dovuti all’ignoranza relativa al loro uso: utilizzo senza gav, aria nei piedi che crea pallonate incontrollabili e altre idiosincrasie. Due o tre immersioni con un istruttore capace sono sufficienti per utilizzarla nel migliore dei modi ed in totale sicurezza.


L’evoluzione dei prodotti e una maggior cultura da parte di produttori, negozianti, istruttori e subacquei ha permesso anche di scegliere ciò che è più adeguato alle esigenze di ognuno … o quasi! Vediamo di capire meglio.

Dal punto di vista del materiale utilizzato le mute stagne possono dividersi in due categorie: le mute stagne in neoprene e le mute stagne in tessuto (siano esse in gomma o trilaminato). La differenza fondamentale tra le mute in neoprene e quelle in tessuto è che le prime sono soggette a variazioni di spinta idrostatica dipendenti dal sistema stesso, mentre quelle i tessuto resteranno inalterate nonostante le variazioni della pressione esterna / interna. Altra differenza tra i due materiali è che il sistema costituito da muta stagna in neoprene e da un sottomuta leggero garantisce, oltre che l’impermeabilità, anche una coibenza termica autonoma dipendente dallo spessore del neoprene espanso; ma ciò è rilevante solamente fino a profondità relativamente basse (diciamo fino a - 20 mt).
Per contro la muta in tessuto gommato e/o trilaminato non garantisce , da sola , alcuna coibenza termica , ma solamente la separazione del corpo umano dall’ ambiente esterno . La protezione termica è interamente demandata alla qualità ed alla quantità di sottomuta usato. Tutte le qualità di questo sistema (separazione dall’ acqua e coibenza termica) restano però invariate nel corso di tutta l’immersione, indipendentemente dalla profondità di esercizio. Inoltre la tecnica d’uso di una muta stagna in neoprene risulta decisamente più complessa di quella della sua diretta concorrente e ciò perché è necessario controllare , oltre alla variazione di volume interno , anche la variazione di volume del neoprene medesimo. Terza differenza tra i due tipi è quella inerente la facilità di riparazioni e manutenzioni più semplici nelle mute stagne in tessuto.

Approfondiamo:

Mute stagne in trilaminato

Il trilaminato è un materiale multistrato costituito da fogli di tessuto di nylon alternati a uno strato di gomma butilica. Tale materiale fu originariamente studiato e sviluppato in Gran Bretagna, per conto della NATO, al fine di produrre indumenti militari protettivi contro gli agenti chimici.
Esistono vari tipi di trilaminato che si distinguono per la loro pesantezza, che viene definita in grammi per metro quadro; quelli più utilizzati per il confezionamento di mute stagne sono i tessuti da 230 gr/m² e 350 gr/m², denominati rispettivamente TLS1 e TLS4 (TLS è l’abbreviazione di tri-laminate suit).
Questo tessuto consente di realizzare delle mute stagne che hanno un peso contenuto e sono particolarmente comode da indossare, benché risultino un po’ rigide a causa della scarsa elasticità del tessuto stesso.Queste mute sono idonee a soddisfare le esigenze legate ad un’attività sportiva, ricreativa e tecnica, mentre risultano non sufficientemente robuste per un’attività professionale, che oltretutto viene spesso svolta in acque con rilevante presenza di sostanze inquinanti ed oleose che la porosità del tessuto tenderebbe ad assorbire.
La lavorazione del trilaminato è relativamente semplice e non richiede tecnologie particolari: si tratta di ritagliare dai fogli di tessuto le parti di muta che vanno poi cucite tra di loro, dopo di ciò si passa all’impermeabilizzazione che avviene attraverso nastratura o mediante l’uso di appositi sigillanti. Alla muta così realizzata viene applicata la cerniera, gli stivaletti, i polsini ed il collarino.
Anche la riparazione di questo tipo di muta è relativamente semplice. In caso di foratura si può rimediare applicando internamente un po’ di Aquasure.

Mute in tessuto gommato vulcanizzato

Il tessuto per la fabbricazione di tali mute è costituito da una trama di polyestere spalmato con gomma naturale con aggiunta di oz- res, un componente sintetico che, alle ottime qualità di resistenza meccanica proprie della gomma, unisce una resistenza agli agenti chimico-fisici esterni (ozono, ultravioletto, olii minerali e naturali ).
A tale tessuto, assemblato con la gomma di spalmatura allo stato ‘’crudo", viene unita una fodera interna e cucito senza sovrapposizioni; la giunzione viene poi protetta da un nastro di gomma e oz-res anch’esso allo stato "crudo" . Dopo di ciò, vengono inseriti tutti i rinforzi necessari nonché la cerniera e le sedi per le valvole . Il vestito così assemblato è inserito in manichini metallici e introdotto in grosse autoclavi dove , alla temperatura di circa 120 gradi ed alla pressione di circa 4 bar, viene vulcanizzato e quindi ne esce come un "pezzo unico" che non può essere considerato cucito e nastrato come comunemente si intende. A questo punto vengono unicamente aggiunte le parti di tenuta (polsini, guarnizione collo e/o cappuccio) in puro lattice di gomma ottenuto per processo catalitico.
Le mute di questo tipo hanno un’ottima resistenza meccanica, sono facilmente riparabili, ma sono poco morbide e tanto meno elastiche. Per contro, il loro peso risulta essere superiore ad altri tipi di mute.

Neoprene Precompresso

vari tipi di neoprenevari tipi di neoprene clicca e ingrandisciIl neoprene precompresso , è un materiale molto resistente ed allo stesso tempo molto flessibile. Viene realizzato utilizzando uno spesso strato di neoprene macrocellulare espanso, al quale vengono connesse delle fodere in robusto nylon; il materiale così ottenuto viene poi sottoposto a particolari tecniche di lavorazione che consistono nel comprimerlo e decomprimerlo varie volte sino ad ottenere la rottura (CF Crusched Foam della DUI unico veramente a cellule rotte) o lo schiacciamento di tutte le cellule del neoprene. Ne risulta un materiale molto simile ad un tessuto, ma dotato di notevole elasticità e grande resistenza meccanica.
Per l’assemblaggio delle varie parti della muta si utilizzano tecniche di lavorazione simili a quelle utilizzate per il neoprene espanso, ma più complesse a causa del minimo spessore del materiale : le parti vengono incollate e poi cucite con punti non passanti. Si provvede quindi all’impermeabilizzazione attraverso una nastratura elastica e all’applicazione di collarino e polsini.
Le mute stagne realizzate in neoprene precompresso ereditano gli aspetti positivi di robustezza ed elasticità delle mute in espanso, ma anche i negativi di peso e difficoltà di riparazione, sono più difficili da asciugare internamente, vogliono una maggior quantità di zavorra, non permettono l’uso di sottomuta particolarmente pesanti. Sono però più vestibili, più aderenti e spesso esteticamente più gradevoli.


GLI ACCESSORI

zip cerniera stagnacernieraLE CERNIERE STAGNE

Le cerniere stagne, rubate alla tecnologia aerospaziale, sono, in linea di massima, quasi tutte di buona qualità ed affidabilità.
In queste cerniere i denti, in bronzo, chiudono ermeticamente attraverso una compressione su gomma.
La posizione migliore della cerniera è quella che dà la migliore garanzia di vestibilità e di protezione da possibili danni. Le posizioni più diffuse sono :da spalla a spalla e anteriore trasversale.

LE VALVOLE

Le valvole sono un elemento fondamentale delle mute stagne e devono avere ottime caratteristiche tecniche che solo pochi produttori riescono a garantire.Importante è la posizione delle valvole che non è casuale, ma dettata da specifiche esigenze d'uso e di praticità , nonché di sicurezza.Soprattutto la valvola di scarico deve essere posizionata in modo tale da consentire lo scarico completo di tutta l' aria contenuta nella muta senza la necessità di assurdi contorsionismi.Secondariamente, ma forse al primo posto per motivi di sicurezza , la valvola di scarico deve consentire, qualora (ipotesi rara) la valvola di mandata dovesse bloccarsi in erogazione continua , l'estinzione di tutta la sovrapressione immessa nella muta, quindi è importante che ci sia compatibilità di rapporto carico/scarico tra le rispettive valvole.Esistono due tipi di valvole di scarico: quelle automatiche e quelle manuali. Le prime consentono di esser tarate per scaricare automaticamente quando la pressione interna dell’aria aumenta a causa di una diminuzione di profondità o di un eccessivo gonfiaggio. Le altre richiedono invece sempre l’intervento manuale del subacqueo. Questo tipo di valvole viene comunemente impiegato nelle mute di neoprene espanso dove, a causa dell’elasticità stessa del neoprene, la valvola automatica non sarebbe in grado di rilevare la sovrappressione. 

GUARNIZIONI DI TENUTA

Le guarnizioni di tenuta (polsini, collarini e cappucci ) sono generalmente in neoprene monofoderato per le mute stagne in neoprene ed in lattice di gomma negli altri tipi di mute.
Entrambi, se di forma e di qualità adeguate, sono da considerarsi affidabili; probabilmente certe guarnizioni in neoprene sono più delicate delle equivalenti guarnizioni fatte in buon latex naturale.

 

CALZARI

Con suola integrata. Sono più comodi e veloci da indossare e togliere, però spesso hanno una misura non precisa, quasi sempre sono più grandi del dovuto. Possono essere più delicati. Oppure con calza integrata e scarponcino separato, tipo militare. I vantaggi sono calzata adeguata al piede, maggior resistenza e comodità soprattutto fuori dall’acqua. Gli svantaggi: più laboriosi nella vestizione e svestizione, ma soprattutto obbligano ad una pinna più grande.

 

ACCESSORI

Ogni muta stagna, di ogni tipo e materiale si può personalizzare con vari accessori. Quelli più comuni sono: protezioni particolari (cordura, kevlar) applicabili in zone più soggette ad usura o più delicate, tasche di diversa grandezza da applicare sul lato esterno delle cosce, particolari calzature (tipo stivaletti militari), P-valve (sistema che consente di urinare), cappucci di più tipi (separati, integrati, più o meno pesanti), guanti stagni, sistemi che permettono di cambiare collo e polsini in lattice senza colla (DUI Zip Seals).


MA ALLORA CHE MUTA SCELGO?

Probabilmente dopo aver letto la parte precedente, ognuno si sarà fatto la propria idea. Non esiste la muta stagna “perfetta”, tutte hanno dei pregi e tutte hanno dei difetti, si tratta solo di adattarli al nostro modo di andare in acqua e alle nostre esigenze “operative”.

Però ci sono delle qualità che dovrebbero sempre essere ricercate nell’acquisto di una muta stagna.

Comodità e confort, facilità di accesso, facilità nell’asciugarsi dentro e fuori, possibilità di utilizzare sottomuta anche pesanti, facilità di riparazione. Il trilaminato è il materiale che probabilmente si avvicina di più a tutte queste caratteristiche. Unica pecca: è più delicato. A questo si può ovviare con protezioni in cordura o addirittura kevlar in zone più esposte tipo sedere, ginocchi, gomiti.

 

LA TAGLIA GIUSTA

Al contrario di quanto spesso si può pensare,individuare la taglia giusta della muta stagna è importantissimo. La prova deve essere fatta sempre con l’indumento più pesante che si pensa di utilizzare, la muta deve stare comoda, non essere troppo grande, ma neanche troppo precisa. Il taglio telescopico e la cerniera anteriore (tipo DUI TLS 350), agevolano notevolmente sia la vestibilità che la precisione della taglia.

vestire1Consigli per una corretta vestibilità

Per essere sicuri che la misura della vostra muta stagna sia quella giusta e sia abbastanza comoda da permettervi ogni tipo di movimento in assoluta libertà, dovete effettuare i seguenti movimenti, indossando il sottomuta più pesante o l’ insieme del massimo degli indumenti che potreste indossare.

 

La giusta vestibilità è la considerazione più importante quando si sceglie di acquistare la muta stagna. Per aiutarvi a verificare che sia il sottomuta che la muta stagna siano della giusta taglia, è consigliabile effettuare i sopra illustrati movimenti prima solo con il sottomuta e successivamente anche con la muta stagna. Tali movimenti devono essere fatti senza restrizioni.

 

MANUTENZIONE E RIPARAZIONI

La manutenzione di una muta stagna non richiede particolari attenzioni, ma delle semplici operazioni, attenendoci alle quali eviteremo deterioramenti precoci.

  • Dopo ogni immersione la muta va controllata e sciacquata con particolare attenzione per valvole e cerniera.

  • Periodicamente lavare con acqua e sapone le guarnizioni di tenuta.

  • Pulire la cerniera e lubrificarla ogni volta con appositi prodotti (paraffina).

  • Usare del talco per le guarnizioni di tenuta.

  • Asciugare bene la muta, esternamente e internamente, lontano dal sole e da fonti dirette di calore.

  • Almeno una volta l’anno, lavare la muta anche internamente.

  • Riporre la muta piegata in modo tale che la cerniera non faccia pieghe brusche.

Le riparazioni sono più semplici nelle mute stagne in tessuto, infatti il neoprene bifoderato non consente una rapida riparazione in quanto bisogna attendere che la muta sia perfettamente asciutta; e ciò significa ore di attesa. Nel tessuto l'individuazione visiva è praticamente immediata e la conseguente riparazione è fattibile anche a muta indossata, dopo pochi minuti e con estrema semplicità.
Anche la sostituzione della cerniera e delle guarnizioni di tenuta risulta estremamente più pratica e veloce nelle mute in tessuto con un evidente risparmio nei costi di manutenzione.

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